Vai al contenuto

Fernando Pessoa

Voglio, avrò
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.

Desiderio di bellezza…

Stanco della bruttura che mi circonda, invade, stordisce. Il mondo che ho attorno sta marcendo per eccesso di violenza, stupidità, volgarità, menzogne. Vorrei che buonsenso da un lato e arte dall’altro fossero l’unica bussola dell’umanità. Tolleranza, empatia, curiosità, passione, slancio, solidarietà. Parole che sembrano svuotate di significato… Basta con la ferocia della finanza, della politica deteriore, dell’indifferenza, della sguaiatezza e dello squallore a tutti i costi. Basta con la ferocia dell’imbecillità imperante. Voglio morire in un mondo diverso da questo e che i miei figli vivano in un posto decontaminato, dove la felicità vera sia il primo e più importante obbiettivo da perseguire e la via della bellezza l’unica meta possibile.

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975

“Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale.”

Francesco Cusa – post su Facebook sulla disfatta di Bersani e del PD

Io davvero non ne posso più di questa logica ricattatoria, di questo massacro verbale, violento, stupido.

Non ne posso più di sentire appioppare responsabilità talora per una ragione, talaltra per chissà quale devianza, a un responsabile esterno, al nemico di turno.

Sembra l’eterna puerile storia di Lucignolo che tenta Pinocchio.

Questo è un paese moribondo, distrutto e dilaniato dal pressappochismo, dalla corruzione, dal malaffare, dall’ignoranza, dal nepotismo. Un paese inetto, sconclusionato e popolato da gente vigliacca, corroso dalla delazione. Un paese messo insieme maluccio nella recente sua storia, borbonico nelle sue peculiarità regionali e cittadine, fragile nel suo amalgama politico.

Non ne posso più di sentir dire: “bene, è colpa di X se adesso il paese è stato consegnato nelle mani di Y”. Questo ciclotimico refrain della sinistra attiene perlopiù a questioni di “setting” psicoanalitico e risponde molto poco ad una analisi fenomenologia degli eventi.

Questo è un paese malato di accidia, stanco e vecchio: un paese per vecchi. Ogni cosa è parossistica, arteriosclerotica. Un paese che si consegna a Berlusconi per decenni è un paese corrotto, ottuso, greve, bolso e ignorante. Non oggi. Non da oggi. È quasi un lustro di secolo. Questa dannata rivendicazione, questo indice tremolante brandito nell’aria, è segnale geriatrico di demenza collettiva; dirò di più, è figlio di ignoranza crassa, di analisi da parvenus, di gente che si è svegliata magari adesso, e non sa chi era Donat Cattin, Gava, Lima, Cossiga, Craxi, e che nulla ha realizzato della catena perversa di eventi che ci ha condotto a questo presente indecente e sciatto. È dai tempi de la “Gioiosa Macchina da Guerra” di occhettiana memoria che siamo stati presi in giro da “noi stessi”, vittime di complessi sciocchini, salottieri, radical-chic, ed in denitiva, per dirla gramscianamente, borghesi.

A cosa sarebbe servita una coloritura sbiadita bersaniana, una bella “smacchiatina”, ammesso anche avesse il PD stentatamente vinto le elezioni. A cosa? A cambiarlo, questo paese dal corpo molle e incancrenito? Questa agonia odierna, che ha palesato il Trauma, come nei migliori lm di Vintenberg (“Festen” su tutti), occorrerebbe forse cantarla ai quattro venti, a squarciagola, giacché vi è molta più sincerità nell’ultimo sfogo di Bersani che in cinquant’anni di storia repubblicana: “L’assemblea è fatta di dirigenti che oggi hanno preferito l’ovazione e l’unanimità, poi uno su quattro di noi qui ha tradito. Ci sono state in alcuni pulsioni a distruggere senza rimedio”.

Il Sistema è nalmente esploso. Dopo decenni di storia “repubblicana”, si conclama la malattia. Nessun decoro. Nessuna falsa decenza. Oseremmo dire: finalmente. Il corpo provato vomita le tossine in un’agonia che comincia ad essere “salutare”. Lo si era detto. Ed alla fin fine non era importante donde provenisse l’urlo. Espettoriamo per tempo – forse – il catarro accumulato in lustri di incuria.

Questo paese non necessita di rimedi dell’ultimora, di pezze al culo, o di tappi alle falle. Questo paese va rigenerato da cima a fondo. Senza sconti. Senza compromessi. Senza accomodamenti. Senza tergiversazioni. Senza strizzatine d’occhio. L’immenso patrimonio storico, artistico e ambientale di cui disponiamo ci chiede di essere quantomeno degni custodi, e la nostra responsabilità oltre che civica, è dunque anche etica e spirituale. Basta con le patetiche frustrazioni ideologiche, con le cantilene senza più “storia” e senza aderenza.

Karl Lagerfeld

Ma io non mi affeziono per sempre, agli oggetti, e neppure alle persone. Agli amici chiedo reciprocità, se l’altro non è all’altezza, è finita; ritengo superfluo perdonare, preferisco dimenticare.  

Georges Ivanovič Gurdjieff – Insegnamenti alla figlia Reyna

385531_4963425477599_1211687007_n
 
Fissa la tua attenzione su te stessa.
Sii cosciente in ogni istante di ciò che pensi, senti, desideri e fai.
Finisci sempre quello che hai iniziato.
Fai quello che stai facendo nel migliore dei modi possibili.
Non t’incatenare a niente che alla lunga ti distrugga.
Sviluppa la tua generosità senza testimoni.
Tratta ogni persona come se fosse un parente stretto.
Riordina quello che hai disordinato.
Impara a ricevere, ringrazia per ogni dono.
Smetti di autodefinirti.
Non mentire né rubare, se lo fai, menti e rubi a te stessa.
Aiuta il tuo prossimo senza renderlo dipendente.
Non desiderare di essere imitata.
Fai progetti e realizzali.
Non occupare troppo spazio.
Non fare rumore né gesti non necessari.
Se non hai la fede, fa’ come se l’avessi.
Non lasciarti impressionare da personalità forti.
Non impossessarti di niente e di nessuno.
Distribuisci in modo equanime.
Non sedurre.
Mangia e dormi lo stretto necessario.
Non parlare dei tuoi problemi personali.
Non giudicare né discriminare quando non conosci la maggior parte dei fatti.
Non stabilire amicizie inutili.
Non seguire mode.
Non venderti.
Rispetta i contratti che hai sottoscritto.
Sii puntuale.
Non invidiare i beni o i successi del prossimo.
Parla solo di ciò che è necessario.
Non pensare nei benefici che ti procurerà la tua opera.
Giammai minaccia.
Mantieni le tue promesse.
In una disputa, mettiti nei panni dell’altro.
Ammetti che qualcuno ti superi.
Non eliminare, trasforma.
Vinci le tue paure, dietro ciascuna di loro si nasconde un desiderio.
Aiuta l’altro ad aiutarsi da solo.
Vinci le tue antipatie ed avvicinati alle persone che vorresti allontanare.
Non agire come reazione a quello che dicono di te, nel bene e nel male.
Trasforma il tuo orgoglio in dignità.
Trasforma la tua collera in creatività.
Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza.
Trasforma la tua invidia in ammirazione per le qualità dell’altro.
Trasforma il tuo odio in carità.
Non ti lodare e non ti insultare.
Tratta ciò che non ti appartiene come se ti appartenesse.
Non lamentarti.
Sviluppa la tua immaginazione.
Non dare ordini solo per il piacere di essere obbedita.
Paga i servizi che ti vengono dati.
Non fare propaganda delle tue opere o idee.
Non cercare di risvegliare negli altri, sentimenti verso di te come la pietà, la simpatia, l’ammirazione, la complicità.
Non cercare di distinguerti per l’aspetto esteriore.
Non contraddire mai, taci.
Non contrarre debiti, compra e paga subito.
Se offendi qualcuno, chiedigli scusa.
Se l’hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico.
Se ti rendi conto di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere in quell’errore per orgoglio e desisti immediatamente dai tuoi propositi.
Non difendere le idee più antiche, solo perché fosti tu chi che le enunciò.
Non conservare oggetti inutili.
Non farti bella con idee altrui.
Non farti fotografare vicino a personaggi famosi.
Non rendere conto a nessuno; sii tu il giudice di te stessa.
Non definirti mai per quello che possiedi.
Non parlare mai di te senza concederti la possibilità di cambiare.
Accetta l’idea che niente è tuo.
Quando ti chiedono la tua opinione su qualcosa o qualcuno, dì solamente le sue qualità.
Quando ti ammali, invece di odiare il male consideralo tuo maestro.
Non guardare con la coda dell’occhio, guarda dritto negli occhi.
Non dimenticare i tuoi morti, ma assegnagli un posto limitato, in modo che non invadano la tua vita.
Nel luogo in cui vivi, riserva sempre un posto a ciò che è sacro.
Quando rendi un servizio non esagerare i tuoi sforzi.
Se decidi di lavorare per gli altri, fallo con piacere.
Se sei in dubbio tra il fare e il non fare, rischia e fa’.
Non cercare di essere tutto per il tuo compagno; ammetti che cerchi in altri ciò che tu non puoi dargli.
Quando qualcuno ha il suo pubblico, non precipitarti a contraddirlo rubandogli l’attenzione dei presenti.
Vivi del denaro che tu stessa ti sei guadagnata.
Non ti vantare delle tue avventure amorose.
Non ti pavoneggiare delle tue debolezze.
Non andare mai a trovare qualcuno soltanto per passare il tempo.
Ottieni per redistribuire.
Se stai meditando e arriva un diavolo, fallo meditare con te.
 

Una magnifica giornata per pensare

Vorrei vivere cento vite.
C’è troppo mondo da vedere e che non vedrò, troppa gente da conoscere che non conoscerò mai, troppa felicità che non potrò assaporare.
Vorrei vivere cento vite, per vedere tutte le sfumature della luce del sole nel mondo, tutte le albe e tutti i tramonti.
Fare colazione guardando il mare piatto del primo mattino, con il suo odore magnifico nelle narici, e poi anche sulla punta di una montagna, in mezzo alla neve, osservando una valle silenziosa e desolata, con un cielo terso come la mia anima sopra la testa.
Vorrei leggere tutti i libri che meritano di essere letti, ascoltare tutta la musica di cui ignoro l’esistenza, scrivere tutte le parole che ho dentro e che lì rimangono per pigrizia, per mancanza di tempo, per mancanza di vita vera che le liberi da dentro di me.
Vorrei vivere cento vite per vivere cento amori della mia vita, perché l’amore non è mai abbastanza e non dovremmo mai dimenticarcene, per perdermi in un’altra anima ma cento volte e con cento anime diverse, per sentirmi infinito, inesauribile, per avere cento figli, per essere cento volte più felice, per fare l’amore in cento modi differenti, da uomo, da donna, da gay, per essere cento volte me stesso, ogni volta diverso, ogni volta felice.
Vorrei vivere cento vite per fare cento lavori differenti, avere idee, fare cose, creare oggetti, lasciare traccia di me in questo mondo.
Perché questo è, lasciare una traccia.
Ecco perché parlo con te, che adesso mi leggi. Perché mi piace l’attenzione con cui lo fai, perché so che in qualche modo misterioso le mie parole attecchiscono in te, perché quando vai via te ne porti un po’ dentro e queste fioriscono in maniera a me sconosciuta per sempre, ma che a me comunque rimandano.
Come quel figlio che non è stato cresciuto da un padre ma che magari ogni tanto pensa che, da qualche parte nel mondo, il padre c’è e lo ha generato.
Così come quel padre sa che, da qualche parte, c’è un figlio, anche se non ne conosce il viso né il suono della sua risata. Finché porterai le mie parole con te io vivrò al di là della mia stessa vita.
Più scorre questa mia unica avventura più cresce la voglia di viverne altre cento, perché non sono mai sazio di questo mistero, non sono mai sazio di questa bellezza.
Vorrei vivere cento vite ma ne ho una sola e non riesco a non pensare alla fortuna di averla avuta e averla vissuta fin qui e spero che questa energia duri sempre e mi accompagni fin quando sarò vivo.

Video

L’angoscia di vivere in un mondo in mano agli incoscienti

da www.badavenue.wordpress.com/2013/02/23/la-vera-causa-della-crisi-di-von-hayek

Oggi vi parlerò della vera causa della crisi italiana.Inizialmente volevo intervenire dopo le elezioni. Ma poi mi sono detto: se anche le più alte cariche dello Stato tradiscono i loro doveri istituzionali di imparzialità perché dovrei attenermici io?

Questo post infatti condizionerà pesantemente le vostre intenzioni di voto. Capirete che l’unico voto sensato è il non voto.

Ma bando alle ciance. Sveliamo subito qual è la causa dell’attuale crisi economica in Italia e nel paesi del sud Europa: trattasi della moneta unica, alias l’Euro.

A questo punto mi verrebbe quasi voglia di chiudere il post. In fondo la notizia ve l’ho data e non dovreste avere difficoltà a trovare tutte le conferme (o le smentite) del caso. Ma visto che on line si trova di tutto e separare il grano dal loglio può diventare lungo, faticoso, complicato, a volte persino impossibile, compirò io questo lavoro per voi.

Cominciamo dai concetti base. Ce li spiega Dan Baker, un economista del Cepr, un think tank progressista che ha sede a Washington (da non confondere con i giannizzeri del Cepr di Londra).

The eurozone crisis countries still have not developed a workable strategy for countering the policies being imposed by the troika — the European Central Bank (ECB), the IMF and the European Union. Their main problem is not profligate government spending, as fans of data everywhere have long known; the problem is an imbalance in relative prices between the crisis countries and Germany and other northern countries. This imbalance is causing the crisis countries to run chronic trade deficits. Prior to the collapse of housing bubbles in the peripheral countries, this deficit was financed primarily through massive lending to the private sector in the crisis countries by banks in the northern countries. Since the collapse, the trade deficit has been largely financed with official lending to peripheral country governments. However the core problem is the trade deficit, not government borrowing in the crisis countries. Prior to the creation of the euro, this problem of competitiveness would be easily addressed by a fall in the value of the currencies of the peripheral countries relative to the currencies of the core countries. However with the single currency, this is not an option.

Conciso e cristallino come sempre, Baker. Mi sono permesso di riportare in neretto il cuore del ragionamento, spero sia chiaro: le importazioni sono mantenute in equilibrio con le esportazioni grazie agli aggiustamenti dei tassi di cambio. Questo dice la teoria, questo conferma la pratica (con alcune non trascurabili eccezioni, ma non divaghiamo). Quando questo aggiustamento non si verifica, perdi quote di mercato, posti di lavoro e la tua economia finisce nel pantano. Notate la finezza di quel “ Their main problem is not profligate government spending”, che tradotto fa “il debito pubblico non c’entra un cazzo.” Cediamo ora la parola al massimo esperto mondiale di economia dello sviluppo, Dani Rodrik.

Domanda: The main argument in The Globalization Paradox (un testo tradotto anche in italiano e di cui vi raccomando la lettura) is that we can’t simultaneously pursue economic globalization, democracy and national determination, but at most have two out of three. You also write that EU was the exception that tests the rule. Well, hasn’t the on-going crisis shown that this trilemma definitely also holds true for the EU? And hasn’t the crisis revealed that the European nations are not so similiar as it may have appeared? The differences between North and South Europe are perhaps so great that such a large union is an unrealistic project, not to mention the Eastern Europe? Risposta di Rodrik: Indeed. When I wrote that the EU was the “exception that tests the rule” I meant that the trilemma applied equally well there, and that the Euro zone was in fact a case in extremis of the trilemma. My thoughts have been further confirmed by developments since the book was completed.  Assuming that European nations do not want to give up democracy, the only choice that exists is the one between political integration and economic disintegration. Either Europe will make the leap to a fiscal and political union, or it will have to give up on a common currency and the dream of a truly unified single market.  That is what the trilemma suggests and the reality that the region has been living. (Dani Rodrik’s weblog, 14 dicembre 2012)

Un’annotazione: integrazione politica significa che il centro sgancia i danée per la periferia. Cioè la Germania d’ora in poi fa con noi la stessa cosa che noi abbiamo fatto per anni e anni con il sud Italia. Nei telegiornali e nelle frasi fatte del cazzo si usa il sintagma “unione fiscale”. Tradotto in italiano, significa che la culona inchiavabile che va dal suo elettorato di proto-nazisti e dice: adesso cacciamo i soldi per quei fannulloni di italiani e spagnoli, e magari anche per i greci. Molto realistico…

Questo è invece Paul Krugman, uno dei massimi esperti al mondo di economia internazionale, cioè la branca dell’economia di cui ci stiamo occupando, recente Premio Nobel: Europe has had several years of experience with harsh austerity programs, and the results are exactly what students of history told you would happen: such programs push depressed economies even deeper into depression. And because investors look at the state of a nation’s economy when assessing its ability to repay debt, austerity programs haven’t even worked as a way to reduce borrowing costs.

What is the alternative? Well, in the 1930s — an era that modern Europe is starting to replicate in ever more faithful detail — the essential condition for recovery was exit from the gold standard. The equivalent move now would be exit from the euro, and restoration of national currencies. You may say that this is inconceivable, and it would indeed be a hugely disruptive event both economically and politically. But continuing on the present course, imposing ever-harsher austerity on countries that are already suffering Depression-era unemployment, is what’s truly inconceivable. (Paul Krugman, Europe’s Economic Suicide, The New York Times, 15 aprile 2012)

Ho citato tre economisti del campo progressista. Per fugare eventuali dubbi che siamo di fronte a una posizione ideologica, cedo la parola a Dio (che purtroppo è morto)

A common currency is an excellent monetary arrangement under some circumstances, a poor monetary arrangement under others. Whether it is good or bad depends primarily on the adjustment mechanisms that are available to absorb the economic shocks and dislocations that impinge on the various entities that are considering a common currency. Flexible exchange rates are a powerful adjustment mechanism for shocks that affect the entities differently. It is worth dispensing with this mechanism to gain the advantage of lower transaction costs and external discipline only if there are adequate alternative adjustment mechanisms. (…) By contrast, Europe’s common market exemplifies a situation that is unfavorable to a common currency. It is composed of separate nations, whose residents speak different languages, have different customs, and have far greater loyalty and attachment to their own country than to the common market or to the idea of “Europe.” Despite being a free trade area, goods move less freely than in the United States, and so does capital. (…) As a result, wages and prices in Europe are more rigid, and labor less mobile. In those circumstances, flexible exchange rates provide an extremely useful adjustment mechanism. (…) The drive for the Euro has been motivated by politics not economics. (Milton Friedman, The Euro: Monetary Unity To Political Disunity?, Projet Syndicate, 28 agosto 1997)

Era Milton Friedman, il dio dei liberisti di ogni latitudine. Ma se volete pure la versione nostrana dell’iperliberismo, ecco a voi il vispo Luigi Zingales: “La teoria economica dice questo: in un’area valutaria in cui non c’è mobilità, non ci sono trasferimenti e per di più avviene uno shock, si ha un collasso. L’aspetto criminale dei fondatori dell’Euro è che tutto questo lo sapevano, e non solo non han fatto nulla, ma anzi l’hanno fatto apposta: la crisi dell’Euro di oggi era inevitabile. Dire che è colpa degli Stati Uniti è una balla: è vero che è stata quella la causa scatenante, ma la crisi era inevitabile.” (Intervista a Luigi Zingales, La crisi era premeditata,
http://tagli.me/2012/12/19/1932/
)

Ovviamente, la letteratura scientifica non si è fermata qui, ma ha cercato anche di quantificare i benefici e i costi delle Aree Valutarie.

Countries that join a currency union lose the ability to respond to regional asymmetrical shocks with counter-cyclic monetary policy. While Emerson et al. (1992) optimistically report a low occurrence of asymmetric shocks at the national level in Europe, DeGrauwe and Vanhaverbeke (1993) find a large occurrence of asymmetric shocks at the regional level and caution that not all European regions, referring particularly to the southern nations of Italy and Spain, would profit from monetary union. Ghosh and Wolf (1994) estimate that a single currency in Europe costs 2.5% of GDP and that these costs fall below 1% of EU GDP in a system with six currencies. Similarly, they estimate that 2.6% of US GDP is sacrificed each year by maintaining a national monetary policy. If the US were split into five currency areas they argue, the cost in foregone GDP would decrease to 1.5%. The cost would be less than 1% of GDP if there were 15 currencies within the US. (Brandt Milkie, Optimal Currency Areas, 2005). Interessante, no? Notate la data del lavoro di DeGrauwe…

Allora, visto che abbiamo cominciato a dare qualche numero, passiamo a un bel documento ufficiale, redatto nientepopodimeno che per quei banditi della Commissione Europea, nel quale si certifica, nero su bianco, che ce lo hanno messo nel culo.

The estimates show that Member States’ exports react very differently to changes in price competitiveness. On the one hand, Germany’s and Austria’s exports exhibit comparatively small price elasticity, meaning that in the long run price factors are comparatively less important for the competitiveness of German and Austrian exporters. On the other hand, Italy’s exports are very sensitive to the price charged by its exporters and cost-based factors are especially relevant for Italy’s competitiveness. The size of the differences in price elasticities is remarkable: a 1% deterioration in price competitiveness would reduce Italy’s exports in the long term by more than twice as much as Germany’s. The equations can also be used to assess the contributions of various determinants to export growth during 1999-2008 (see Table IV.2). The simulations show that foreign demand was the main driver of exports but price competitiveness was key for explaining differences in export performance across euro-area countries. The comparison between Germany and Italy is informative of the role played by price competitiveness. If Italy’s real exchange rates had evolved in a similar way to Germany’s since the beginning of 1999, Italy’s export growth would have almost matched that of Germany’s, while in reality it was less then one third its size.

(European Commission, Directorate-General for Economic and Financial Affairs, Volume 9 n. 1, 2010, Special Issue: The impact of the global crisis on competitiveness and current account divergences in the euro area)

Visto che classe i delinquenti dell’Unione Europea? Ti rapinano, ma ti dicono anche come e quanto ti hanno rubato.

Come se ne esce?

Si potrebbe seguire il buon senso, come fanno questi due economisti polacchi:

In order to return to the origins of European integration and avoid the chaotic break-up of the euro zone, the euro zone should be dismantled in a controlled manner. If a weak country were to leave the euro zone, it would entail panic and a banking system collapse. Therefore we opt for a different scenario, in which the euro area is slowly dismantled in such a way that the most competitive countries or group of such countries leave the euro zone. Such a step would create a new European currency regime based on national currencies or currencies serving groups of homogenous countries, and save EU institutions along with the Single European Market.

(Stefan Kawalec e Ernest Pytlarczyk, Controlled Dismantlement of the Euro Area in Order to Preserve the European Union and Single European Market, CASE Network Studies & Analyses No.441), un lavoro di cui vi raccomando caldamente la lettura integrale.

Ma ovviamente, il buon senso non prevarrà. La totalità della classe politica italiana, ormai totalmente corrotta e asservita, non tornerà sui suoi passi per ammettere la cagata che ha perpetrato. Continuerà a rompere il cazzo con Schuman, Adenauer, Spinelli e altra gente morta ormai da mezzo secolo e che mai avrebbe immaginato che si sarebbe cercato di ridare vita alle varie Alba Dorata sfruttando il loro nome.

Che facciamo, allora?

Semplice, alziamo il culo e andiamo tutti in Germania.

E’ quello che ci consiglia uno degli economisti da notte, tale Vaciago, sul giornale dei padroni-coglioni, il quale non riesce a celare l’orgasmo nel vedere la teoria di Mundell confermata dai fatti (potete scaricare l’articolo fondativo di Mundell, che risale al 1961, seguendo questo riferimento: Robert A. Mundell, A Theory of Optimum Currency Areas. American Economic Review, Vol. 51 n. 4, pp. 657-665).

Ecco un paio di perle: “Se c’è uno shock asimmetrico – che ha cioè effetti opposti sui due paesi – i lavoratori si spostano dal Paese dove la domanda si riduce verso quello dove la domanda di lavoro aumenta. Si stima che in questi due anni un milione di lavoratori spagnoli e greci – altrimenti disoccupati – abbia trovato lavoro in Germania. (…) Da Torino a Trieste a Bologna: continua ad aumentare l’industria tedesca in Italia da un punto di vista proprietario.” (Giacomo Vaciago, L’Eurolandia futura c’è già (e si fonda sul lavoro), Il Sole 24 Ore, 16 novembre 2012). Visto come gode perché svendiamo le nostre industrie migliori ai tedeschi? E notate il titolo dell’articolo, dove l’emigrazione interna appare come il trionfo dei diritti del lavoro…

Concludiamo passando dall’economia alla politica. Citerò un solo articolo, del responsabile economico del Piddì, di cui vi raccomando la lettura integrale:

“Nell’area euro, non siamo sulla rotta giusta. Anzi, siamo su una rotta di aggravamento degli squilibri macroeconomici. Come correttamente riflesso dagli spread sui titoli decennali dei Piigs, i rischi di rottura della moneta unica e di disgregazione europea sono sempre più elevati.

Perché? Per scelte politiche inadeguate ad affrontare il problema di fondo dell’euro: le divergenze di competitività tra le sue aree. Sin dall’inizio, i padri fondatori dell’euro sapevano bene che l’Eurozona non era un’area monetaria ottimale. Purtroppo, però, l’egemonia conservatrice prevalse e si affidò la soluzione esclusivamente alla disciplina di bilancio e al mercato unico (più un pizzico di Fondi strutturali). Una strada senza uscita.” (Stefano Fassina, Rottamare l’agenda Monti, Il Foglio 9 ottobre 2012.)

Questa citazione ve la dovevo perché nel post precedente avevo sostenuto che i dirigenti della sinistra o sono ignoranti, o sono stupidi, o sono corrotti (ovviamente non nel senso che prendono mazzette).

Bene, i dirigenti del PD sono fra coloro che sanno, quindi sono corrotti.

E con questo, per oggi, direi che abbiamo finito.

………………..

Quest’articolo che mi è molto piaciuto è preso da questo blog, che stranamente si occupa di tutt’altro che non economia visto che parla solo di advertising e del suo mondo. Eppure a me ha fatto molto riflettere.

Immagine

Judy Garland

2594368

Charles Bukowski

Di rado va come ci aspettiamo che vada. Per la precisione, mai.

Dal blog di un’amica

anno_d'omini

 

Il resto del post qui. Andate a visitare questo bel blog, un posto di pace, sorrisi e buoni profumi…

End of the journey

In ogni caso tirare i remi in barca non significa che non ti saluterò più o che non ti rivolgerò più la parola. Non sono un bambino.

Significa solo che voglio la giusta distanza da quel disordine delle cose che ho avvertito e che ieri ha raggiunto e superato la mia soglia istintiva di tolleranza. Tutto qui.

È come quando ami il silenzio o il parlare a bassa voce e l’aria pura e finisci in un locale dove tutti parlano a voce alta fino a farti male ai timpani e fumano come pazzi. Alla fine esci fuori, scappi da lì. È vero che fuori fa freddo e sei improvvisamente solo, ma nulla vale quanto l’improvviso silenzio che senti nelle orecchie, la pace che istantaneamente si spande nella mente e l’aria pura che ti pizzica le narici e invade i polmoni.

Mi auguro che il mio punto di vista sia chiaro e che tutto appaia per come sento dentro.

Buona giornata.

Gianni Agnelli

Mi piace il vento perché non si può comprare.

Swami Kriyananda

Incoraggia gli altri nei loro punti di forza e non sminuirli mai per le loro debolezze. Nel dare forza agli altri, anche tu diventerai più forte. Al contrario, mortificando gli altri, mortificherai solo te stesso.
Il colore con cui dipingi una ringhiera è lo stesso colore che ti resta sulle mani. 

Eugenio Montale

montale

Johann Wolfgang Goethe

Così ci separammo senza esserci capiti. Ma non è facile capirsi a questo mondo.

La ridicola denuncia dell’Aiart e la splendida lettera di Corrado Guzzanti

“Un enorme grazie agli amici di Articolo21 e di Change.org, per aver promosso la petizione in mia difesa e a tutti quelli che l’hanno diffusa e firmata. Con l’occasione ringrazio anche molti giornalisti che hanno preso le mie parti scrivendo della querelle tragicomica di Padre Pizzarro. Ciò detto è probabile che abbiamo sopravvalutato tutti le minacce dell’Aiart, associazione che pretende di rappresentare i telespettatori cattolici, di cui né io, né voi, né i telespettatori cattolici avevamo mai sentito parlare.

Vorrei innanzitutto precisare, anche se è stato già fatto altrove, che La7 non stava mandando in onda un mio nuovo programma, ma la ripresa televisiva di uno spettacolo teatrale del 2010, già replicato su Sky decine di volte, e anche in chiaro sul canale del digitale terrestre “Cielo”, pubblicato in DVD, presente da tempo su youtube etc. L’Aiart poteva legittimamente non esserne a conoscenza, o essere stato appena fondato e voler recuperare il tempo perduto, ma non lo era neanche del fatto che i reati di opinione, insieme al vilipendio ecc. sono stati fortemente ridimensionati nel nostro ordinamento. Gli attuali limiti della satira, si parli di politica o di religione, si riducono sostanzialmente alla calunnia o all’insulto personale, per i quali la legge, come è noto, prevede il diritto di querela. Dunque paradossalmente avrei più speranze io di sfidare l’Aiart in tribunale per le parole offensive che mi rivolge nei suoi comunicati, senonché l’ultimo di ieri, in cui si dice soddisfatta delle mie scuse, estorte per gioco in una gag de “Le Iene”, mi ha riempito il cuore di tenerezza.

In merito all’offesa confesso di non capire esattamente cosa sia il “sentimento religioso” perché sfortunatamente non ne sono dotato. Ho sempre pensato che essere intimamente credenti non possa essere troppo diverso dall’essere intimamente liberali, o socialisti, o vegani. Si tratta di amare e riconoscersi in delle idee, in una visione della società e del mondo, e le idee non sono sacre e intoccabili solo perché noi crediamo così fortemente in esse; vivono nel dibattito pubblico, confrontandosi e dovendo convivere con idee diverse e a volte opposte. Spero di non offendere nessuno se affermo che l’esistenza di un creatore, l’inferno, il paradiso, l’immortalità dell’anima, il giorno del giudizio ecc. siano, fino a spettacolare prova contraria, soltanto delle idee, delle opinioni che si è liberissimi di sostenere purché non si tenti di imporle agli altri come un tabù inviolabile.

Che il sentimento religioso non possa reclamare una superiore legittimità, perché supportato, mi dicono, da pervasiva e speciale intuizione, appare evidente dal fatto che le credenze religiose sono tante, più di quelle da cucina dell’Ikea, e producono purtroppo affermazioni contrastanti. Un buddista e un cattolico, egualmente persuasi della loro fede, saranno certi di saperla molto lunga sull’origine e il senso dell’uomo e dell’universo, ma almeno uno di loro, al momento del trapasso, avrà una sorpresa. Ciò dovrebbe suggerire che convinzione “sentimentale” profonda e verità siano sostanzialmente due cose diverse.

Si obietterà, magari stavolta tra i denti, che l’unica fede valida sia la nostra (e raramente qualcuno insorge perché sia stata offeso il sentimento religioso di qualcun altro), eppure non tutti i credenti si offendono, alcuni addirittura ridono, e spero che L’Aiart non pensi che a persone di questo genere siano capitati in sorte una fede o un sentimento di serie B.

Mi conforta che questa associazione limiti la sua vigilanza ai nostri canali generalisti; al confronto di ciò che osa la satira in Inghilterra, in Francia o negli Stati Uniti, il mio Padre Pizzarro fa la figura del tenero Giacomo della Settimana Enigmistica. Ma il nostro è un paese “laico e democratico” dove un presidente del consiglio che nessuno di noi ha eletto, come primo atto ufficiale va a porgere i suoi omaggi al Papa. E il motivo per cui io e i miei colleghi scriviamo e recitiamo cose come “Padre Pizzarro” è che l’Italia sembra spesso uno stato teocratico “di fatto”. Solo pochi anni fa un ministro dell’istruzione avanzava, con un certo successo, la proposta di abolire Darwin dall’insegnamento scolastico per rispetto ai creazionisti, che ancora ci devono spiegare (come diceva un noto comico americano) perché Dio prima di creare l’essere a sua immagine e somiglianza si sia gingillato per milioni di anni coi dinosauri. Dunque non mi stupisce troppo che una minoranza di ferventi religiosi, invece di limitarsi a cambiare canale, si senta in diritto di chiedere una punizione legale, e questo rende, e temo renderà ancora, iniziative come la vostra necessarie a difendere e ribadire civilmente la libertà di tutti. In molti anni di televisione non credo di essermi guadagnato la fama del provocatore seriale, a caccia di polemiche per ottenere attenzioni e notorietà, né quella di un comico particolarmente violento o volgare. Ho sempre fatto il mio lavoro seguendo il mio “sentimento satirico”, parlando di tutto e di tutti nel modo più libero che mi è stato e che mi sono concesso. So inoltre cosa significhi sentirsi indignati. Le affermazioni fatte da esponenti di quel mondo, o da politici che, più o meno sinceramente, parlano e decidono in sua difesa, delle nostre scelte in materia di sessualità, diritti, vita e morte, mi hanno offeso numerose volte e continuano ad offendere il mio sentimento laico. Per questo ogni tanto Padre Pizzarro parla ed altri oltre a lui e dopo di lui parlano e parleranno.

Grazie ancora a tutti. Vi abbraccio.”

Corrado Guzzanti

19.01.2013

E più ancora il silenzio

specchio gelido di volti che furono

appannato di vecchie parole

testimone silente di promesse non mantenute

Il silenzio

compagno ingombrante di viaggio

 

Lettera del Sindaco di Lampedusa (06.01.2013)

Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a 
maggio 2012, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di 
persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è 
una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore.
 Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della
provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme; il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma 
rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia 
isola?
 Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere 
considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per 
esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini 
di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio 
che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono 
stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga 
superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
 Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, 
sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel
 della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una 
vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea 
sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi,
se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è 
tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare 
debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore. In tutta questa 
tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio 
ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano 
vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, 
come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime
motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha 
invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono 
però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche 
quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
 Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze 
preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umani 
a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera.
Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i 
telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. 
Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato 
durante una vacanza”.
Giusi Nicolini

…………………….

L’ho trovata semplice, puntuale, giusta e molto bella.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.