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That's why I love advertising

Even when it is used to commemorate a hero, even when there is the company brand at the end, even when you know that someone in marketing will think about the economic return that something like this will have. But then you think that a man, almost a demigod, had the power to impact millions of people and multinational companies even with his death. Then there’s little to speculate and we just have to enjoy small masterpieces of this kind, works in which creativity is at the service of myth, in which with the least of the elements you can create the maximum emotional reaction. Chapeau!

#BlackMamba #KobeBryant #GiannaBryant #Respect #Nike

Close to Home

Uno dei brani che ho più amato di Lyle Mays analizzato e spiegato in maniera fantastica da un altro compositore. Mi ha fatto vedere e notare cose che non avevo mai guardato dal suo punto di vista. Bello.

Lullaby for Lyle

Lyle Mays 1953 - 2020

Lyle Mays è stato per me una fonte di ispirazione costante, per la delicatezza compositiva, per l’eleganza e per essere la persona speciale che era.
Nel giugno del 1987 il Pat Metheny Group venne a suonare a Catania, alla Plaia. Fu un concerto incredibile, fantastico, avevo vent’anni e tutta la vita davanti, suonavo il piano, adoravo il jazz e avevo scoperto da pochissimo l’esistenza di questo gruppo.
Andai a cercare Mays in albergo, allora il Central Palace in Via Etnea. Lo trovai e fu di un garbo incredibile, così down to earth, come dicono gli americani.
Ero con un amico americano, primo violoncello del Teatro Massimo Bellini all’epoca, iniziammo a parlare, ci invitò a pranzare con lui e dopo lo invitai ad andare a casa della mia ragazza di allora, Valeria, che suonava il piano (figlia di una pianista) e lui – incredibilmente! – accettò.
Lo vedo ancora, come fosse adesso, seduto a quel piano suonare e poi ascoltare me che suonavo la mia musica.
Un ricordo incredibile. Dopo quell’incontro ricordo che scrissi un piccolo brano a lui dedicato, intitolato Lullaby for Lyle.
Circa dieci mesi dopo, d’inverno, un pomeriggio scopro – non ricordo neanche come – che il Pat Metheny Group avrebbe suonato il giorno dopo a Napoli.
Internet era un miraggio allora, chiamai un amico appassionato quanto me e la mia ragazza e proposi di fare la follia di partire subito. L’Italia era sotto una coltre di neve, la Salerno-Reggio Calabria chiusa perché impraticabile, i nostri genitori ci negarono assolutamente il permesso di andare in automobile. Ci mettemmo ugualmente d’accordo per partire la sera stessa in treno.
Per comunicarlo ai genitori di lei andammo a cercarli, erano all’inaugurazione del centro commerciale Vulcania, il primo della storia in Sicilia, una bolgia infernale, migliaia e migliaia di persone presenti.
Non mi spiego ancora oggi come ma – sorprendentemente – li trovammo!
Con bagagli improvvisati partimmo alla volta di Napoli, senza aver prenotato nulla, senza neanche sapere se avremmo trovato i biglietti per il concerto.Il giorno dopo – come avevo fatto la prima volta – feci il diavolo a quattro per sapere dove alloggiasse il gruppo. Riuscii a saperlo.
Andammo lì nel primo pomeriggio e lo trovai al bar dell’albergo mentre conversava con una persona del suo staff.
Mi feci avanti, mi presentai e lui si ricordò di me! Gli dissi che avevamo fatto 900 chilometri per rivederlo e lui si rivolse verso il suo collaboratore con un’esclamazione di meraviglia, ripetendogli “Hanno fatto 900 chilometri!”.
Per ripagarci dell’impresa mi disse che voleva metterci nella guest list del gruppo e che saremmo stati ospiti loro al concerto.
Fu un gesto bellissimo che ancora oggi ricordo con un malinconico sorriso.

Goodbye Lyle, thank you for the beauty and light you’ve brought to this strange world. You finally came Close to Home…


#LyleMays #Loss #GreatMusician #Farewell

La potenza delle madri

In Israele è avvenuto un piccolo grande miracolo quasi completamente ignorato dai Media: migliaia di donne ebree, musulmane e cristiane hanno camminato insieme in Israele per la pace. Nel nuovo video ufficiale del movimento Women Wage Peace, la cantante israeliana Yael Deckelbaum canta la canzone Prayer of the Mothers, “La preghiera delle Madri”, insieme a donne e madri di tutte le religioni, mostrandoci che la “musica” sta cambiando e deve cambiare. Un miracolo tutto femminile che vale più di mille parole vuote ed inutili.

Sempre più spesso penso che solo le donne potranno salvare questo pianeta dalle follie degli uomini.

La lettera di Carl G. Jung sul significato della vita

Mia cara amica,

lei si chiede, e mi chiede, come possa la vita continuare dopo un evento così doloroso come solo può esserlo il distacco dall’amato, dalla persona cioè alla quale abbiamo unito il nostro desiderio e con la quale abbiamo affidato tutto noi stessi nelle mani del futuro. È questo è un interrogativo al quale, debbo confessarle, non so dare risposte.
Per quanto vittoriosa sia la fede, per quanta temperata, pure essa non sovrasta l’enigma della morte.

Quando la morte si manifesta sul nostro cammino, quando ci sottrae il nostro bene, è violenza insostenibile dalla quale sempre siamo sconfitti. E per quanto profonda possa essere, come lei gentilmente mi attribuisce, la conoscenza dell’animo umano, ebbene essa ci conduce solo là dove non si può che ammettere, per quanto a malincuore, la propria ignoranza.
Ugualmente lei mi impone di osare, e giustamente. Ebbene, per cominciare, debbo avvisarla di non prestare orecchio alle facili consolazioni che certamente riceve e riceverà e che sempre più d’altra parte si vanno facendo folla intorno a noi, complice la stessa psicologia di cui vorremmo essere fedeli e umili testimoni.

Le consolazioni consolano anzitutto i consolatori. Consentono a essi di coltivare l’illusione di essere immuni da ciò che agli altri è toccato in sorte, e ancor più d’essere saggi, prudenti e avveduti.

Così sentendosi al riparo e al sicuro, essi conservano la loro buona reputazione al prezzo di qualche buona parola. Ma, può esserne certa, se fossero onesti con se stessi, come dicono di esserlo, con gli altri, dovrebbero ammettere sinceramente che le consolazioni che offrono, consapevoli o meno che ne siano, nascondono null’altro che commiserazione per sé e risentimento per la vita.
Ecco dunque un primo consiglio: né commiserazione per sé né risentimento per la vita.
Benché oscuro sia lo sfondo sul quale la morte si manifesta, altrettanto oscuro quanto quello della vecchiaia e della malattia, per non dire di quello del peccato e della stoltezza, ebbene è lo stesso sfondo sul quale si staglia il sereno splendore della vita.
Per la nostra salute mentale sarebbe perciò un bene non pensare che la morte non è che un passaggio, una parte di un grande, lungo e sconosciuto processo vitale: sia nei giorni dolorosi nei quali precipitiamo per la perdita di chi ci è caro sia nei giorni tristi nei quali siamo sorpresi dal pensiero della nostra stessa morte.
La nostra morte è un’attesa o, se vuole, una promessa che non è mai compiuta. Per questo essa non ci impone di vuotare la nostra vita ma piuttosto di procedere alla sua pienezza.

Mentre la morte ci toglie ciò che ci è più caro, al tempo stesso ci restituisce a ciò che ci è più prezioso. Non è il mistero della morte che siamo chiamati a sciogliere: piuttosto è quello della vita.

La vita è un imperativo assoluto al quale nessuno deve sottrarsi. Per quanto ostico ci paia il compito, per quanto insostenibile, per quanto ostile, abbandonarci a noi stessi, abbandonare noi stessi non è contemplato tra le molte possibilità.

È la vita che dobbiamo piuttosto, direi addirittura, arrenderci alla vita e al suo costante fluire. A questo scorrere non possiamo imporre alcun argine, né potremmo tentare di deviarlo o di mutarne la traiettoria. Ciò sarebbe assai sciocco e per molti versi pericoloso.

Se vogliamo inimicarci la vita, se vogliamo davvero averla contro sappiamo come fare: rinunciamo a viverla. Vi sono numerosi modi per ottenere questo, l’ultimo dei quali, il più stupido e spietato, è troncarla con le nostre stesse mani. Questo è il supremo peccato.

Se ci teniamo al di sopra di questo baratro potremo sempre, in ogni caso, imporre alla vita un corso predeterminato, forzarla o sospenderla, in una parola dirigerla.

Abbiamo infiniti compiti che possiamo imporci e infinite mete verso le quali orientarci. Tutto ciò fa pur sempre parte della nostra vita, ma è ciò che la nostra vita ci chiede? La vita che abbiamo scelto per noi potrebbe infatti rivelarsi ben diversa da quella che avrebbe scelto noi.

Il problema è allora questo: giunto alla fine dalla mia vita che cosa mi ritrovo tra le mani? Se trovo solo il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato non sarà gran cosa. Ma potremmo trovare ben di più, ben di peggio.

Ogni vita non vissuta accumula rancore verso di noi, dentro di noi: moltiplica le presenze ostili.

Così diventiamo spietati con noi stessi e con gli altri. Intorno a noi non vediamo che lotta, cediamo e soccombiamo alle perfide lusinghe dell’invidia. Si dice bene che l’invidia accechi, il nostro sguardo è saturo delle vite degli altri, noi scompariamo dal nostro orizzonte. La vita che è stata perduta, all’ultimo, mi si rivolterà contro.

Perciò, l’ultima cosa che vorrei dirle, mia cara amica, è che la vita non può essere, in alcun modo, pura rassegnazione e malinconica contemplazione del passato. È nostro compito cercare quel significato che ci permette ogni volta di continuare a vivere o, se preferisce, di rispondere, a ogni passo, il nostro cammino.

Tutti siamo chiamati a portare a compimento la nostra vita meglio che possiamo.

Tenco reloaded

Stupefacente cover di un classico che mi ricorda la mia primissima infanzia.
Che voce e che arrangiamento… Chapeau!

In memoriam

Sono diventato profondamente catanese, i miei figli sono nati e cresciuti a Catania, qui ho i miei pochissimi amici ed i molti nemici, in questa città ho patito tutti i miei dolori di uomo, le ansie, i dubbi, ed anche goduto la mia parte di felicità umana. Io amo questa città con un rapporto sentimentale preciso: quello che può avere un uomo che si è innamorato perdutamente di una puttana, e non può farci niente, è volgare, sporca, traditrice, si concede per denaro a chicchessia, è oscena, menzognera, volgare, prepotente, e però è anche ridente, allegra, violenta, conosce tutti i trucchi e i vizi dell’amore e glieli fa assaporare, poi scappa subito via con un altro; egli dovrebbe prenderla mille volte a calci in faccia, sputarle addosso “al diavolo, zoccola!”, ma il solo pensiero di abbandonarla gli riempie l’animo di oscurità

Pippo Fava
(Palazzolo Acreide 15/09/1925 – Catania 05/01/1984)

Dritto al cuore

Un altro spot commerciale girato con un perfetto equilibrio tra tematiche strazzacore e recitazione misurata. Bel lavoro.

(Edeka è la più grande catena di supermercati in Germania)

Storie di cattiverie e bontà

Si chiamava Mariasilvia Spolato ed è morta a Bolzano, nel silenzio della sua stanza piena di libri recuperati da ogni dove, è morta in una casa di riposo di Bolzano, Villa Armonia.
E se si chiama così quella struttura, c’è un perché.
Perché ha accolto Mariasilvia, che viveva ai margini della vita, una barbona, sempre china sulle campane della carta, a recuperare libri e riviste – perché a quelli non ha mai rinunciato.
Ha subito tanti maltrattamenti Mariasilvia nella sua vita da barbona, persino la cattiveria di chi le andava a spegnere le sigarette addosso (e ben prima dell’avvento dei “clandestini” e del neofascismo) perché questo è un paese razzista, prima di tutto con chi è in difficoltà.
La ingiuriavano, la sbeffeggiavano, la prendevano in giro, le spegnevano addosso le loro cicche, la picchiavano.
E lei niente, non un gemito, non una richiesta d’aiuto.

Mariasilvia fu, con Angelo Pezzana, la cofondatrice della rivista “Fuori”. nel 1971, era una docente universitaria.
Laureata 110 e lode in matematica.
Alla fine degli anni sessanta fu l’autrice di manuali per studenti pubblicati dalla Fabbri e Zanichelli.
Ma nel 1971 sfidò il mondo puritano e perbenista dell’italietta post bellica, dichiarando la propria omosessualità.
E l’italietta ipocrita la punì duramente.
Fu ripudiata dalla famiglia, licenziata dall’università e infine lasciata dalla donna che amava.
Si ruppe dentro Mariasilvia.
E prese a vivere da cane randagio.

Solo a Villa Armonia, ha ritrovato la pace, grazie a dei magnifici operatori, che hanno saputo aspettare che il suo amore per la vita rifiorisse.
Con loro ha curato la vita culturale della struttura, recuperando una piccola parte degli affetti ingiustamente tolti.

Ci son giorni come questi, dove ti chiedi il senso delle cose.
Dove ti viene voglia di andartene per sempre da queste latitudini foriere dei peggiori istinti, ma rimani, perché sai che nel nostro dna di operatori dell’impossibile, c’è un nuovo giorno e nuova resilienza.
C’è da trovare dignità da ridare a tante Mariasilvie, a tanti esclusi, a tanti fantasmi, e ti senti orgogliosa di far parte di questa grande famiglia che opera nel sociale, e fa uscire queste storie.
E parimenti, ti senti tanto stanca di vedere le cattiverie che i tuoi simili sanno infliggere alle persone, solo per una diversa declinazione dell’amore, dei pigmenti, dei cromosomi, della vecchiaia, della specie.

Riposa in pace Mariasilvia, perché ovunque tu sia andata, ci fosse anche il Dio dietro cui si trincerano i tuoi persecutori, ti avrà abbracciata stretta e ti avrà sicuramente detto che sei al sicuro, che dove sei ora, non ci potranno mai stare loro.

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Grazie a Ornella Medda che mi ha fatto commuovere con questo racconto così lacerante.

Immagine

12 ottobre 2019

04.22 AM

Pensavo fosse amore invece era una farsa.

Le sirene di Ulisse

 I must not fear.
Fear is the mind-killer.
Fear is the little-death that brings total obliteration.
I will face my fear.
I will permit it to pass over me and through me.
And when it has gone past I will turn the inner eye to see its path.
Where the fear has gone there will be nothing.
Only I will remain.

― Frank Herbert, Dune

Stupido

Così mi sento.
Ingenuo a tratti.
Che beffa.

…all’angolo

…basta la mimica per addomesticare i graffi appena sopra il cuore. Quando un attimo prima che si chiuda sentire il vento alle caviglie che il sangue è così veloce.

Ho dei rimpianti un vago ricordo perché me ne tengo lontana, guardo i tuoi occhi dirmi le miglior cose, ma le tue labbra stridono e fa male il sale grosso sulla pelle secca di Te.

….dei prestiti e dei pegni, quasi che a fantasia si faccia prima. Ti aspetto sempre all’angolo di quel primo caffè gambe molli e ginocchia piegate.

La carezza del tuo muto pensiero mi scalda l’anima e me lo faccio bastare.

Ottobre che del rosso non c’è solo il bosco. Di ogni amore e una quasi favola….

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Un cammeo dolce e malinconico scritto dalla mia amica Monica preso dal suo blog, uno scrigno pieno di piccole perle.

L’ultima lettera di Aldo Moro alla moglie

Alla moglie Eleonora

Tutto sia calmo.
Le sole reazioni polemiche contro la D. C.
Luca no al funerale.

Mia dolcissima Noretta,
dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D. C. con il suo assurdo e incredibile comportamento. È sua va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. È poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati dalle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in un’unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.


Recapitata il 5 maggio, da Don Mennini. Non è presente tra i dattiloscritti ritrovati nell’ottobre 1978, né tra le fotocopie dei manoscritti di 12 anni dopo. Lo stesso giorno, qualche ora prima, il comunicato n. 9 delle Br annunciava: «Concludiamo quindi la battaglia iniziata il 16 marzo eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato». (Luca è il nipote, figlio di Maria Fida).

…………………

Oggi mi sono imbattuto in questo pezzo della nostra storia. Mi sono venuti i lucciconi rileggendola, per la dignità incredibile della persona pubblica, per la tenerezza del marito, del padre, del nonno.
Credo che il punto di non ritorno del processo di imbarbarimento di questa nazione sia stato raggiunto con l’omicidio di quest’uomo.

Entropia

Risalgo lentamente la strada che mi conduce a casa, è notte, cammino piano. Tigrotta, la gatta randagia che adoro, mi aspetta all’angolo vicino al portone, perché da me e solo da me vuole le carezze per le quali mi ringrazia con fusa immediate. Siamo innamorati io e lei.
Da un paio di giorni ho di nuovo perso il filo e corro il rischio di franare.
Mi puntello ad ogni passo, ad ogni costo, un respiro dopo l’altro.
Chissà, magari dormo troppo poco…

Ho scoperto un brano di musica che mi piace molto.
Non avevo mai cercato il significato della parola Entropia; l’entropia è anche considerata una misura del disordine e dell’indifferenziazione di un sistema. La misura del caos insomma.
Ho pensato al mio; a questo senso di smarrimento che a volte mi avvolge facendomi perdere la rotta, questa stanchezza profondissima che come un rampicante mi si attacca all’anima. Fatico molto a tenere i pezzi insieme in questi giorni, non so se implodere, esplodere o semplicemente lasciarmi sfarinare.
Che dire, sarà il cambio di stagione…

Desidero un angolo nascosto, al riparo dai miei stessi occhi.
Oggi ho letto una frase interessante su cui riflettere, Se permetti a una persona di farti star male più di due volte di fila, si vede che ti piace.
Sembra una banalità ma mi ha aperto un mondo, perché in certi momenti della vita ho fatto in modo che ciò accadesse e non voglio più ripetere l’errore. Probabilmente non mi amo abbastanza, o forse non mangio verdure a sufficienza…

Oltre alla misura del mio disordine interiore ci vorrebbe anche un misuratore di solitudine per rendere completa la giornata. Pazienza.
Tornerò sereno quando deciderò che le varie parti di me stesso si riconoscano, si ricongiungano e decidano di tornare a casa, peccato che anche oggi sembri che da quell’orecchio non ci vogliano sentire.

Devo solo ricordare dove ho messo il numero dell’otorino…


pistolaapiombini.tumblr.com

Ho visto una donna piangere, avrei voluto abbracciarla, non l’ho fatto. Non siamo nessuno per gli altri, ma abbiamo le potenzialità per essere tutto, ci tiriamo indietro davanti all’empatia perché fa più paura della solitudine.

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Quando aprii questo blog, quattordici anni fa, oltre a scrivere delle mie pene per un amore finito male presi a ripubblicare brani da altri blog, quelli che più avevo apprezzato navigando in rete.
Allora era diverso, niente social, sui blog c’era davvero tanto e spesso anche roba molto bella. Ho salvato piccoli tesori da blog poi scomparsi.
Stasera sono incappato in uno fin troppo breve – ho letto tutto in pochi minuti – e sono rimasto incantato. L’autrice ha uno stile che adoro, minimalista, le cose che racconta sono acquerelli. Spero che scriva tanto in futuro perché davvero mi piace molto.
È anche una fotografa, un’ottima fotografa aggiungerei io, che di mestiere ci lavoro spesso insieme.
Chi me lo doveva dire che una malinconica domenica sera di fine ottobre avrei ricevuto il dono di un’emozione inaspettata?

Bella!

In concomitanza con l’apertura della stagione della caccia in Svizzera, Hiltl, ristorante vegetariano più antico al mondo (aperto nel 1898), lancia questa campagna. Io la trovo bellissima.

Allora io mi fermo e smetto di cercare

Casa viaggio
Casa libertà
Casa involucro di tutte le mie età
E scanso i traumi e le malinconie
Ti chiedo scusa se racconto le mie

Casa inverno casa senza senso
Casa di silenzi vuota tutto il tempo
Casa stanca che ora vuoi lasciare
Casa che io volevo costruire
Con te con te con te
Che mi aiuti ad accettare quel che volevo scordare
Che mi sai dimostrare ogni giorno che passa che non c’è niente da temere ma così tanto da tenere

E se non è con te
E se non era un posto raggiungibile
Allora io mi fermo
E smetto di cercare
Se non sei tu la casa io non so più abitare

E se non c’è non c’è
Quel posto che credevo di conoscere
Allora io mi fermo
E smetto di cercare
C’è troppo spazio adesso
Per me che voglio stare
Con te

Casa intimaCasa piccola
Casa stazione di gente che viene e che va
Casa all’angolo di via della speranza
Che durasse per sempre quella vicinanza

Con te con te con te
Che mi aiuti ad accettare quel che volevo scordare

E mi sai dimostrare ogni giorno che passa che non c’è niente da temere ma così tanto da tenere

E se non è con te
E se non era un posto raggiungibile
Allora io mi fermo
E smetto di cercare
Se non sei tu la casa io non so più abitare

E se non c’è non c’è
Quel posto che credevo di conoscere
Allora io mi fermo
E smetto di cercare
C’è troppo spazio adesso
Per me che voglio stare
Con te
Con te

Casa ieri
Casa nei ricordi
Casa quando abbiamo fatto tardi
E lo capisco mentre te ne vai
Casa è il posto
Dove tu mi penserai