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Un pensiero di Eckhart Tolle

Le persone spesso cercano compulsivamente una gratificazione dell’ego e cose con cui identificarsi per riempire quel vuoto.
Così fanno di tutto per ottenere beni, denaro, successo, potere, riconoscimenti o una relazione speciale, così da sentirsi meglio, più complete.

Ma una volta raggiunte tutte queste cose, scoprono, ben presto, che il vuoto é ancora lì, incolmabile. Finché la mente egoica gestisce la tua vita, non puoi essere a tuo agio; non puoi sentirti in pace o appagato se non per brevi istanti o periodi, quando ottieni ciò che vuoi, quando un desiderio viene soddisfatto.

[…] l’ego deve identificarsi con cose esterne, ha bisogno di essere nutrito costantemente.
Si identifica con ciò che possiede, con il lavoro che si svolge, con lo status sociale, la reputazione, con il sapere e l’istruzione, con l’aspetto fisico, con le relazioni, con la storia personale e familiare, con il sistema di credenze.

Ma tu non sei niente di tutto questo!

Prima o poi dovrai abbandonare tutto questo e comprenderai qual è la Verità.
Quando sentirai avvicinarsi la morte, che ti priva di tutto quello che non sei.

Il segreto della vita è morire prima di essere morti e scoprire così che non c’è morte.


•••••••


Trovo molto interessante questo concetto, lo sento vicino, forse perché andando avanti nella vita avverto una sempre maggiore pesantezza dentro di me, fatta di pregiudizi, vuoti, opinioni e – contemporaneamente – un desiderio incessante di leggerezza, di voglia di mollare tutta quella zavorra e vivere volando, libero dalle catene in cui io stesso mi sono avvolto.
E nell’indecisione passa la mia vita, un giorno dopo l’altro, senza che io faccia davvero nulla per ottenere ciò che sento dentro di desiderare per onorare il senso della mia vita.

29 anni

Mi piace immaginare che oggi l’Italia sarebbe stata una nazione diversa se non ce l’avessero fatta ad eliminarlo.

Franco Battiato 1945 – 2021

Di Battiato ricordo alcune cose che non hanno a che fare con la sua musica.

La pelle delle mani, sottile e morbida, e la sua stretta delicata e accogliente.
Lo sguardo limpido e aperto, senza ombra di sufficienza o distacco.
La voce, educata e bassa di volume, ma non sussurrata, semplicemente adeguata.

E l’umiltà.

Quella fu la cosa che mi colpì di più incontrandolo, credo una trentina di anni fa, in uno studio di registrazione a Catania. Una di quelle persone che non ti aspetti, perché ti porti dentro il pregiudizio legato all’idea di come tu pensi sia una Star o magari perché ti sei abituato all’arroganza di tanti perfetti signor nessuno che si comportano, al contrario, con il piglio dei padreterni.

Questa sensazione di raffinatezza ed eleganza interiore la ricordo distintamente. Così come quella sensazione di schiva grandezza, provata solo con alcuni grandi  del jazz che ho avuto la fortuna di incontrare: musicisti conosciuti in tutto il mondo che mi parlavano affabilmente, che si mostravano con grande semplicità, senza che mai avessi la sensazione che ci fosse compiacimento o senso di superiorità.
Fu strano trovare a Catania un personaggio così importante e con le stesse caratteristiche.
Me lo spiego pensando che solo i grandi, i veri grandi, sanno essere autenticamente umili.

L’ultima volta che ho avuto un contatto profondo con Battiato è stato invece grazie alla sua musica.
La notte del 24 giugno del 2014, al buio, nel mio letto, di notte,  pensai ad una persona della mia famiglia che era morta nel 2001, una persona col cui peso nella mia vita non avevo ancora voluto fare i conti.
Fu una sua canzone, E ti vengo a cercare, che in quella notte così strana decisi di ascoltare – quanto causalmente sarebbe tutto da discutere – che mi aiutò a disseppellire le emozioni che per così tanto tempo avevo evitato di affrontare, a perdonarmi per ciò che non avevo capito, per le cose che non ero stato in grado di fare.

Se ne è andato un essere speciale, una di quelle persone troppo grandi da contenere in un solo sguardo, un solo abbraccio, una di quelle rare e insolite creature capaci di lasciare davvero un segno del loro passaggio su questo sassolino disperso nel cosmo che chiamiamo Terra.

A Dio Maestro

#Battiato #Musica #Arte #Metafisica #Avanguardia #Sperimentazione #PopMusic #Cultura #Filosofia #Parole #Testimonianza #Integrità #Morte #Vita #Eternità

P.s.

Da cittadino italiano rimango legatissimo a quella che reputo una delle opere di denuncia più forte che siano mai state scritte. Povera Patria che, sebbene scritta nel 1991, continua purtroppo ad essere maledettamente attuale, quasi a voler sconfessare quel Si può sperare finale espresso nelle ultime strofe, visto che tuttora la primavera tarda ad arrivare.

Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.

Un post bellissimo di Matteo Bussola su Facebook

Oggi è la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.
Ma io sogno che arrivi, presto, il tempo in cui festeggeremo la giornata mondiale DELL’omofobia, della bifobia e transfobia.
Funzionerà così: mentre in tutto il resto dell’anno ognuno potrà amare chi cazzo gli pare, liberamente e senza discriminazioni e senza sentirsi giudicato per questo, proprio come dovrebbe essere e sarà, nella sola giornata internazionale dell’omofobia, invece, ogni omofobo al mondo potrà manifestare liberamente il proprio pregiudizio, sostituire la parola Amore con Natura, dire “f*oci di merda” a voce alta di fronte a due esseri umani che si sono scelti, come se il solo vederli potesse togliere un granello di libertà alla sua, fare battute vecchie di cent’anni sui “cu*attoni”, spiegare a ogni coppia di donne che si ama che è solo perché non hanno mai conosciuto “un vero uomo come lui”, usare la parola “transessuale” come sinonimo di prostituzione, tutto il repertorio.
La giornata internazionale DELL’omofobia, in sostanza, ci servirà per ricordare come eravamo messi un tempo, quando eravamo costretti ad avere una giornata mondiale contro l’omofobia solo per rammentare che se l’amore è sempre una scelta, anche la prevaricazione lo è, ma mentre il primo non disturba nessuno ed è comunque una scelta privata, la seconda fa schifo e basta ed è comunque, sempre, una scelta pubblica, che ci coinvolge tutti, soprattutto quando pensiamo che non ci riguardi.
Nella giornata internazionale dell’omofobia, tutti gli omofobi potranno dire quello che vorranno quasi certi di non subire conseguenze, esattamente come avviene, troppo spesso, ancora oggi. La differenza sarà che, in quel giorno, tutto il resto del mondo ne riderà guardandoli e canzonandoli per contrappasso, come si fa con i bulletti della scuola il giorno in cui scopri che il potere più grande che avevano su di te era proprio la tua paura, e d’un tratto ti trovi quasi a commiserare il loro odio, che è da sempre la sola cosa che riesca a farli sentire vivi e uniti, in ogni tempo, perché senza quello sono e saranno sempre una manica di singoli stronzi qualsiasi.


Chapeau!

Minister Malcom X

Sono molto affascinato da questa persona e sto cercando di documentarmi sulla sua storia, sui suoi discorsi, sulla sua visione del problema dello scontro fra chi discrimina e chi viene discriminato.
Di certo, se penso che è morto nel 1965, i recenti conati di politically correct che cercano di cambiare il linguaggio introducendo ridicole iniziali puntate a posto di parole ritenute offensive mi sembrano davvero ridicoli; Malcom X è ad un livello di elaborazione intellettuale inarrivabile.
Dopo tanti anni fa impressione la personalità carismatica di questo personaggio storico, la capacità di utilizzare i media, la capacità di esprimere concetti complessi con poche e semplici frasi, senza far mai trasparire anche solo l’ombra dell’autocompiacimento.

Davvero una persona di straordinaria intelligenza.

Molto carino :)

Ho trovato molto ben congegnato questo corto pubblicitario che vede Roger Federer, ambasciatore del turismo in Svizzera, e Robert De Niro.
L’idea è semplice e molto efficace: evocare i pregi del fare turismo in Svizzera attraverso la finta svalutazione che De Niro fa in relazione alla realizzazione di un film con Federer ambientato in quel paese, impossibile per la troppa perfezione del posto.
Non so neanche se i due si siano mai incontrati per realizzarlo, visto che parlano attraverso due schermi, eppure la narrazione funziona perfettamente e lo spot risulta efficace.
Tutti in Svizzera allora!

MINDFULNASSHOLE

Deliziosa! 🙂

madamepipì

Ho partecipato ad un gruppo di costellazioni familiari, presente?

Un ciclo di incontri in cui si fa un lavoro profondo di pulizia dell’albero genealogico, si tolgono i rami secchi, si va alle radici.

Il laboratorio dura tre weekend e si fa in un casale in Umbria bello, bellissimo.

Costa ottocento euro a weekend ma ti fanno un pacchetto.

Dopo tante sessioni mistiche è uscito fuori che ho avuto una famiglia di merda.

Devo dire che sono soddisfatta.

Siamo andate da una tizia che sa fare bene i tarocchi.

Ha vissuto quindici anni a Bali, ha sei mariti dai quali ha avuto sedici figli, fai tu la divisione.

Veste Alberta Ferretti e si fa inviare le Buddha Bowls da una fattoria appena fuori Manhattan.

Ha questo studio meraviglioso fatto tutto in bambù giapponese e ti fa un percorso personalizzato che dura tre ore; non col bambù, coi tarocchi.

Per una sessione…

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Young

A thousand doors ago
when I was a lonely kid
in a big house with four
garages and it was summer
as long as I could remember,
I lay on the lawn at night,
clover wrinkling over me,
the wise stars bedding over me,
my mother’s window a funnel
of yellow heat running out,
my father’s window, half shut,
an eye where sleepers pass,
and the boards of the house
were smooth and white as wax
and probably a million leaves
sailed on their strange stalks
as the crickets ticked together
and I, in my brand new body,
which was not a woman’s yet,
told the stars my questions
and thought God could really see
the heat and the painted light,
elbows, knees, dreams, goodnight.


Anne Sexton


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Giovane


Mille porte fa
quando ero una ragazzina solitaria
in un’enorme casa con quattro
garage e se ben ricordo
era estate,
di notte mi sdraiavo in giardino,
il trifoglio raggrinzito sotto di me,
le sagge stelle distese sopra di me,
la finestra di mia madre un imbuto
da cui usciva un calore giallo,
la finestra di mio padre, socchiusa,
un occhio dove passa chi dorme,
e le assi della casa
erano lisce e bianche come cera
e probabilmente milioni di foglie
navigavano come vele sui loro strani gambi
mentre i grilli ticchettavano all’unisono
e io, nel mio corpo nuovo di zecca,
non ancora di donna,
facevo domande alle stelle
e credevo che Dio potesse veramente vedere
il calore e la luce colorata,
i gomiti, le ginocchia, i sogni, la buonanotte.

Una memoria condivisa

Forse ho preso da mio padre.
Era un poliziotto e non l’ho visto mai una volta in divisa. A dire la verità non ho mai visto una volta neppure la pistola, che mi sarebbe interessata di più.
So poco persino della sua carriera, e quello che so viene dai suoi orari sballati – stasera sono di pattuglione, diceva – o dai racconti di mia madre. Quando ho imparato la storia di Palatucci e degli ebrei salvati a Fiume, dove mio padre era in servizio al porto, lui ormai non c ‘era più.
Ho fatto la naja, e per punizione mi hanno trasferito quattro volte, fino a un distretto militare nel bel mezzo della Sicilia. Non siamo fatti per la divisa, si vede, sebbene guardi adesso con affetto a quelle foto di naja, e a una fototessera di mio padre, l’unica immagine in cui si intuisce abbia portato almeno per un giorno una divisa.

Non ho mai amato le uniformi, neanche quelle immaginarie da inviato di guerra, o da giornalista politicamente corretto e conformista: sono tenacemente casual, quanto a pantaloni e maglie, ma anche quanto ad anima e cuore e testa. Però non sono neanche stupido e non vedo dietro ogni divisa una minaccia per la democrazia, un Pinochet di turno. Anzi: per esperienza diretta in posti difficili so che dietro quelle divise ci sono persone per bene, che hanno a cuore la pace, che hanno fatto molto per difendere i deboli e i minacciati. Qualche volta gli è toccato combattere, per farlo. È il loro mestiere, e sono orgogliosi di saperlo fare bene. Nella mia esperienza personale, insomma, se c’è qualche pericolo per la democrazia – in quanto a svuotamento, sfiducia, incapacità di cambiare, avvilimento dei cittadini – viene da politici in giacca e cravatta, non da uomini in divisa. Se devo dirla tutta, ho così rispetto per la divisa che mi infastidisce quando un politico ne indossa una, sia pure per una visita a un reparto: mi sembra quelle magliette di calcio con il tuo nome, una foto e via, perché se dovessi scendere davvero in campo che razza di figure.

Tutto questo per dire che la sortita di una scrittrice sull’uniforme indossata dal generale Figliuolo – che sta provocando una bella risposta collettiva sui social- non mi turba: so che la pensano così, che sono impermeabili ai fatti. C’è una sola cosa che mi dispiace. È immaginare quello che devono aver provato tanti vecchi amici della Brigata Sassari, sardi con una grande storia, e con una canzone che a me fa venire i brividi, perché l’ho sentita cantare in posti di sabbia, dai quali non tutti hanno fatto ritorno. Ma amen, mi interessano di più i fatti che le chiacchiere, e mi ha ferito di più la banalità di un capitano di corvetta che vendeva segreti, che non quella di una scrittrice in cerca di gloria.

Qualche giorno fa mi ero stampato un articolo del Times of India che dava notizia della sostanziale chiusura, per parte indiana, della vicenda dei marò, con il versamento alle famiglie dei due pescatori uccisi di un milione e passa di euro da parte dell’Italia. La notizia ha impiegato qualche giorno ad arrivare sulla stampa italiana, e si capisce: nonostante i pregiudizi di chi vede in ogni uniforme qualcosa di sospetto, e nonostante gli sforzi di un giornalismo accovacciato è una notizia difficile da digerire. Perché aspettarsi che adesso l’Italia celebri un processo equo e trasparente per rispondere a una sola semplice domanda – “sono stati i due marò a uccidere i due pescatori? “- dopo aver pagato un indennizzo, è illudersi.

Purtroppo molte delle cose che avevo previsto si sono sinora avverate. Mi chiedo se sarà così anche per quel che riguarda un processo: alla fine non ci sarà, avevo detto, perché sarebbe imbarazzante per India e Italia, e il banco degli imputati, anche se disciplinato e silenzioso, diventerebbe il banco degli accusatori, di persone cui si è cercato, per trenta denari, di togliere dignità, orgoglio, diritto di difendere la propria immagine professionale. Questo è triste, amici miei, non le cazzate da talk show.
Non è la prima volta, però, nella storia, che due umili militari rappresentano la dignità del Paese più e meglio degli alti gradi, e dei politici che ne hanno fissato gli impegni. I nastrini, li capisco, anche se non li amo, e i miei stanno scritti negli occhi e nelle rughe. Ma non sono i nastrini a rendere onore alla divisa, e neanche i segni delle battaglie e delle fatiche. Sono i denti stretti, la smorfia amara, la traccia delle offese che uno lascia scivolino via, in nome di qualcosa di più importante.

Toni Capuozzo

dalla pagina Facebook dell’autore, cliccare sul nome per andare al post originale

Buona pasqua! :)

This is a masterpiece, insn’t it?

#RyuichiSakamoto

This is for lovers

#PeteDoherty

Bert Hellinger

C’è un solo modo per capire in che direzione andare.
Devi seguire la tua Paura. Essa ti mostrerà la via.
Fuggire da ciò che t’impaurisce è un modo per perdere il cammino: così facendo ti allontani sempre più da ciò che stai cercando.
Se hai timore di affrontare quella persona o quella situazione, si trova proprio lì il nodo da sciogliere. Quel nodo che se riconosciuto e affrontato ti donerà le chiavi della libertà!

D’ora in poi, quindi, quando avvertirai paura, fastidio, irritazione e preoccupazione non fuggire. Rimani in ascolto di ciò che provi e con coraggio addentrati a scoprire il tesoro nascosto nel tuo malessere.

I tesori più preziosi vengono custoditi dal drago più terribile. Per raggiungere i tesori, bisogna andare dal drago e baciarlo.

Missing you

«Il senso della nostra esistenza terrena è quello di crescere, diventare esseri completi, e ritornare all’unità.
In questa visione si uniscono due mondi, est e ovest, mistici e scienziati e persino viaggiatori astrali; viaggi astrali ne facciamo tutti ma non siamo in grado di accorgercene.
Molti cristiani in fondo la pensano come i buddhisti e viceversa. La fede non significa niente, bisogna avere esperienza diretta delle cose.
Io ho avuto molte esperienze mistiche sin dagli anni Settanta ma non le racconto perché la gente non è preparata.
Si ha paura della morte, ma in realtà con la morte ci si libera. Tutti siamo prigionieri di abitudini, paure, illusioni. Le sofferenze dovrebbero indurci ad abbandonare l’ego, che chiude la strada del ritorno alla nostra natura divina.
Ho scritto anche parecchie canzoni mistiche. Attraverso la musica si può imparare ad aprire il cuore gli uni agli altri».

Franco Battiato

Something to remember

Nato il primo giorno di primavera

Il più grande di tutti, il più grande di sempre. Oggi Ayrton Senna avrebbe compiuto 61 anni.
Uomini così nascono forse ogni cent’anni, sono grato di essere stato spettatore delle sue imprese e di aver potuto vedere quanta umanità, profondità e generosità ci fosse dietro il personaggio.
Ovunque tu sia, auguri.

#AyrtonSenna

Il fotografo Luciano De Crescenzo

Ho sempre associato il nome di De Crescenzo all’ironia, disvelata come scrittore, regista e più in generale come personaggio pubblico con spiccate doti di narratore intelligente e molto piacevole all’ascolto. Oggi ho scoperto che era anche un abile fotografo, che ha raccontato la sua Napoli con occhio divertito, andando a scovare facce e situazioni perfettamente napoletane.
Ecco alcune delle sue fotografie.

Carlo Borlenghi

Un grandissimo fotografo, tra l’altro quello ufficiale del Team Luna Rossa.
Qui di seguito alcune foto prese dal suo bellissimo sito.

#carloborlenghi

Bert Hellinger

Le cosiddette “pecore nere” della famiglia sono in realtà ricercatori nati da vie di liberazione per l’albero genealogico.

Quei membri che non si adattano alle regole e tradizioni del Sistema Familiare, quelli che sin da piccoli cercavano di rivoluzionare le credenze andando contro ai cammini marcati dalle tradizioni familiari, quelli criticati, giudicati e incluso abbandonati, quelli che, in generale, sono chiamati a liberare l’albero da quelle storie ripetitive che frustrano generazioni intere. Le “pecore nere”, quelli che non si adattano, quelli che gridano ribellione, riparano e disintossicano e creano un nuovo e fiorito ramo.

Incontabili desideri repressi, sogni irrealizzati, talenti frustrati dei nostri antenati si manifestano nella loro ribellione cercando di realizzarsi.

L’albero genealogico, per inerzia, vorrà continuare a mantenere la parte tossica e castrata del suo tronco che rende la sua fioritura difficile e complicata.

Che nessuno ti faccia dubitare, prenditi cura della tua rarità come il fiore più prezioso del tuo albero.

Sei il sogno realizzato di tutti i tuoi antenati.