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Dichiarazioni d’amore

Avevo appena finito il militare e facevo il “bibitaro”, portavo le bibite con il camion. Con le ragazze non ero capace, però andavo in moto e questo piaceva.
Loredana mi è stata dietro tre anni; finché una sera, fuori dalla discoteca, le ho detto: “Allora mettiamoci insieme”.
Quanto ho dovuto corteggiarla. È durata 30 anni. Eravamo legatissimi. E io tornavo sempre a casa.
Era mia madre, mia moglie, tutto. È stato merito di Loredana se mi sono diplomato.
Durante l’adolescenza, scoprii che lei, per la prima volta, era andata a ballare con un altro. Così presi la moto e corsi in quella discoteca. Me la ricordo ancora, c’era Jovanotti ragazzino alla consolle. Non fu una cosa molto molto romantica, ero irascibile a quei tempi: afferrai Loredana e me la portai via.
Sì, e sono sempre rimasto un tipo molto geloso. Negli anni ci siamo fatti delle litigate epocali, io e Loredana. Diventavo matto perfino se la guardava un cameriere. Però era bello fare l’amore, dopo. Con lei che mi veniva contro perché voleva prendermi a cazzotti.
Da un paio di giorni aveva un fortissimo mal di testa, ma vai a pensare… Lei e i bambini stavano per partire per il mare, sarebbero rimasti in vacanza un paio di mesi. Invece, ha chiuso gli occhi e mi si è accasciata fra le braccia mentre chiacchieravamo. Io le parlavo all’orecchio, ma mi sono accorto che parlavo da solo, e ho maledetto Dio.
Ha vissuto altri due giorni, ma senza riprendere conoscenza. Se non lo provi non lo puoi capire. Rocco non ne ha più parlato. Il piccolo mi dice: “Papà, perché non chiedi a Gesù di farla tornare?”. Moltissime persone mi sono state vicino. La sua morte ha unito le mie due vite: la gente semplice da un lato, dall’altra tutti gli attori italiani.
Loredana per me è stata tutto. La madre dei miei figli, la donna con cui sono stato per trent’anni e che, dopo essersi sentita male, se ne è andata dalla mattina al pomeriggio senza che io le abbia potuto dire neanche “ciao”. I suoi genitori mi hanno trattato come un parente stretto e io non ho avuto nemmeno il tempo di salutarla. La sua morte è un evento che né io né i miei figli abbiamo mai metabolizzato. Non ne abbiamo mai parlato. Non siamo mai andati al cimitero insieme, anzi, in 7 anni, al cimitero sono andato due volte in tutto. Le fotografie le ho a casa, ma non le guardo, non è roba per me perché lei è ovunque, nei ricordi, nelle stanze, nei viaggi a Barcellona che non farò più.
Penso che un dolore così grande non si possa superare. Ci siamo conosciuti quando eravamo quattordicenni e per i primi due anni della nostra relazione ci siamo sfiorati solo la mano. Quando è così, dopo 30 anni insieme, è impossibile. Loredana era tanta, in ogni senso. Bella davvero. E sapeva fare qualsiasi cosa: studiava, lavorava, cucinava. Rocco e Diego sono bravi in tutto, proprio come lei. Alle volte ci basta uno sguardo: loro vedono il mio dolore, e io il loro, e rimaniamo attaccati. Poi ognuno ha il suo modo, il suo metodo molto personale, per uscirne.
È così, la vita…

Tonight

dull pain

Why I do love advertising #5

Ho molto apprezzato il commercial che Jeep ha prodotto per l’importantissimo appuntamento annuale del Superbowl americano, la finalissima di football americano che ogni anno tiene incollati agli schermi decine di milioni di americani (si parla di 100 milioni di americani nel 2121 e fino a 170 milioni in totale con il resto del mondo) e convoglia budget pubblicitari da capogiro, ma non solo.
È, come nella “migliore” tradizione americana, un evento iper consumista perché, visto il successo dell’evento, le grandi multinazionali si sono lanciate nell’investire montagne di soldi pur di essere visibili.

Nell’intervallo ad esempio c’è un concerto live, rigorosamente lungo 12 minuti, il cui costo tali sponsor coprono e parliamo di mostri sacri come Michael Jackson, U2, Madonna, Springsteen che, dal canto loro in passato, hanno celebrato la loro esibizione della vita, dato che 100 milioni sono il minimo di spettatori che l’evento garantisce. Oggi la parte show è quasi più importante della partita; it’s crazy, I know…




Gli spot pubblicitari che vanno in onda durante l’intervallo tra i vari quarti di gioco sono importantissimi, basti pensare che anche Apple scelse proprio questo evento per lanciare il proprio celeberrimo spot 1984, nell’anno (il 1984 appunto) del lancio del suo primo Macintosh, affidandosi a Ridley Scott per la regia.
Per la cronaca lo spot realizzato fu trasmesso un’unica volta, proprio durante quell’evento, ciò non gli ha impedito di diventare un’autentica icona della filmografia pubblicitaria e aver improvvisamente portato l’asticella della competizione nell’advertising su un altro livello, a conferma della genialità e della profonda conoscenza e padronanza che Steve Jobs aveva del marketing e della comunicazione. Notizie più approfondite qui.

Ci sono autentici piccoli capolavori dell’advertising tra quelli andati in onda in questi anni. Mi piace ricordarne uno per tutti creato dalla Volkswagen anni fa, che ha fatto sorridere milioni di persone.

Con Marchionne il gruppo FCA fece il suo ingresso tra gli sponsor avendo acquisito il marchio Chrysler, esordendo con Eminem e il claim fortemente simbolico Imported from Detroit (che sanciva la rinascita del mito grazie anche alle politiche coraggiose di Obama) e poi proseguendo con Clint Eastwood, puntando spesso su personaggi famosissimi che mai avevano accettato di girare uno spot pubblicitario. In cambio FCA ha garantito una qualità narrativa davvero eccellente, mai banale, agganciata al momento storico e capace di riassumere in poche decine di secondi il sentiment di un’intera nazione.
E così è stato anche quest’anno, con l’intenso spot recitato ed interpretato da Bruce Springsteen che però, complici gli eventi incredibili di cui siamo stati testimoni, sembra avere la forza di riverberarsi oltre i confini di quel paese e parlare a tutti noi.

Uno spot semplice che, certo, punta ad un aumento del valore del brand che poi significa anche aumentare le vendite. Ma c’è di più.

Chi ha dovuto crearlo, l’agenzia pubblicitaria, i creativi che all’interno hanno scelto ogni parola e ogni fotogramma, hanno avuto l’improbo compito di scolpire qualcosa che rimanesse impresso dentro; che facesse venir voglia di rivederlo, che ti lasciasse con il germoglio di un pensiero, un’emozione, un sentimento (e magari ti facesse venir voglia di comprare una jeep, ovviamente…).

Mai come quest’anno gli eventi storici che si sono succeduti e accavallati hanno reso questo compito più “facile”, apparentemente. Ma è appunto solo apparenza. Mettere giù tutto ciò in immagini e parole è lavoro per i migliori.
Per me il testo scritto da questo o questi (non so) copywriter è fenomenale, descrive perfettamente cosa è successo negli USA negli ultimi anni ma, soprattutto, negli ultimi mesi e – contemporaneamente – in maniera potente parla a tutti noi, di qualunque paese e fede politica e religiosa, orientamento sessuale, per farci comprendere che è molto più quello che ci unisce di quello che ci divide. Questo è almeno ciò che è risuonato in me guardandolo e ascoltando.

There’s a chapel in Kansas, standing on the exact center of the lower forty-eight, it never closes, all are more than welcome, to come meet here, in the middle.
It’s no secret, the middle has been a hard place to get to lately, between red and blue, between servant and citizen, between our freedom and our fear.
Now, fear has never been the best of who we are, and as for freedom, it’s not the property of just the fortunate few; it belongs to us all. Whoever you are, wherever you’re from.
It’s what connects us and we need that connection, we need the middle. We just have to remember the very soil we stand on is common ground, so we can get there.
We can make to the mountaintop, through the desert, and we will cross this divide. Our light has always found its way through the darkness and there ìs hope on the road… up ahead.

La pubblicità non è solo qualcosa di brutto e cattivo, non è solo manipolazione e superficialità, a volte può far uscire il meglio nelle occasioni in cui meno te lo aspetti, attraverso un prodotto che è apparentemente lontano mille miglia dal messaggio che vuoi dare. E tuttavia il messaggio arriva; forte; dritto al cuore.




#jeep #brucespringsteen #superbowl #2021 #advertising

Trovata in rete

Mi piacerebbe sapere chi è l’autore o l’autrice

Di chi sono i miei atomi?

Sono intestatario di un’identità che non ho scelto, utilizzo un corpo che non ho creato, fatto di una sostanza di cui non ho alcuna conoscenza o responsabilità, il mio cuore batte ogni giorno, in media, 100.800 volte (e ho già superato i due miliardi di battiti da quando sono venuto al mondo) senza alcun merito da parte mia o impegno; sono il titolare di una vita che non ho deciso di iniziare e che non ho il potere di prolungare oltre un limite che so esistere, ma che non posso conoscere né alterare.
Amo senza sapere come né da dove, idee improvvise mi attraversano la mente senza poter dire di esserne l’artefice, ogni volta che poggio la testa sul cuscino e chiudo gli occhi non posso garantire a me stesso che potrò vedere il giorno che verrà. Eppure sento di essere parte di qualcosa, qualcosa che mi sfugge, che mi affascina, che a volte mi angoscia.
Di quale vita sono proprietario, se tutto ciò di cui dispongo non mi appartiene e non ne ho il controllo?

Oggi ho letto una poesia, che con una concatenazione di bellissime immagini in versi parla di questo, del pensiero che spesso mi attraversa: i miei atomi esistono da sempre ed esisteranno per sempre, cambiando forma e significato, quindi – in questo preciso momento, qui e adesso – chi sono, cosa ci faccio e, soprattutto, a nome o per conto di chi/cosa?

Niente ansia, non è certo oggi che arriverà la risposta e credo neanche domani.
Non mi resta che godere dell’aria fresca che entra nei miei polmoni quando respiro e la consapevolezza che in questo gioco incredibile, prima o poi, riuscirò a venire a capo del mistero…

Gilbert Legrand

Il bello degli artisti, ciò che conquista lo spettatore, è il pensiero laterale, la capacità cioè di guardare ciò che è sotto gli occhi di tutti da un’angolazione diversa, di scorgere ciò che nessun altro vede.
Gilbert Legrand è a pieno titolo una di queste persone, perché ha una capacità tutta sua di reinterpretare con grande creatività gli oggetti, gli utensili, gli strumenti che bene o male ognuno di noi maneggia ogni giorno.
Mi sono imbattuto nel suo lavoro per caso e non ho saputo trattenere un sorriso guardando le sue opere.

Belle, vero?

Why I do love advertising #4

Non serve chissà quale budget per realizzare una comunicazione, quando l’idea che c’è alla base funziona.
Perché, tranne qualche rara eccezione, le buone idee sono anche le più semplici.
La McLaren decide di salutare il suo pilota Carlos Sainz, che dal prossimo anno guiderà una Ferrari nel campionato di Formula 1. Il messaggio è semplice, pulito, toccante, come ci si aspetta da qualcuno che ti ha voluto bene e ti saluta mentre vai via.
Una bella pagina di sportività, di eleganza, di emozione che fa bene al cuore.

Paolo Rossi 1956 – 2020

È così strano sopravvivere ad un eroe.
A chi, in un momento di esaltazione, ti ha fatto abbracciare uno sconosciuto accanto a te davanti ad uno schermo, mentre lui portava con i suoi goal più in alto di tutti il nome della tua nazione e con essa anche il tuo, sconosciuto spettatore di un miracolo.
Questo è stato Paolo Rossi per me, un mago capace di farmi sentire immortale per un attimo, capace di farmi sentire una cosa sola con il mio paese.
Che la terra ti sia lieve.

Ubuntu

Cosa vuol dire ‘Ubuntu’?

Un antropologo volle mettere alla prova dei bambini africani.
Mise una ciotola di frutta sotto un albero e disse loro che il primo a raggiungere l’albero avrebbe avuto la frutta.
Quando disse ai bambini di correre, tutti si presero per mano e corsero insieme. Quindi, giunti sotto l’albero, divisero fra loro la frutta e mangiarono tutti assieme.
Questo è il concetto africano di Ubuntu.

Alla domanda sul perché non si fossero messi a correre individualmente i ragazzi africani risposero:
“Ubuntu! Come possiamo essere felici quando gli altri sono tristi?”
Ubuntu in Xhosa è tradotto approssimativamente, “Io sono, perché siamo”.

Ho trovato questo racconto sul web e volevo condividerlo.
Se solo potessimo abbracciare questo concetto e trasferirlo nella società in ogni parte mondo…

La responsabilità verbale

La responsabilità verbale è la piena consapevolezza che le Parole che scegliamo e ciò che diciamo hanno un effetto Emotivo, Psicologico e Spirituale, su noi stessi e su chi ci ascolta.
Con le parole creiamo la realtà che viviamo (“la mappa è il territorio” P. Borzacchiello). Inoltre, numerosi studi in corso da quasi quarant’anni, dimostrano che il livello di intelligenza misurato dai test del QI è in calo nei paesi più sviluppati.

“Il calo del livello medio di intelligenza potrebbe essere in parte attribuito all’impoverimento del linguaggio ed al restringimento del campo lessicale. La diminuzione del vocabolario usato riduce, infatti, anche le sottigliezze del linguaggio che consentono di sviluppare e formulare un pensiero complesso.
Eliminare una parola non significa solo rinunciare al suo suono ma anche promuovere l’idea che il concetto che esprimeva non esiste più. Meno parole (e sempre le stesse) e meno verbi coniugati sono meno capacità di esprimere emozioni e meno opportunità di pensare. Senza parole per costruire il ragionamento, il pensiero complesso è ostacolato, reso impossibile. Più povera è la lingua, meno pensiero esiste.
Tutte le riforme dei sistemi educativi volte a semplificare l’ortografia, ad eliminare il linguaggio dai suoi difetti, ad abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità sono assassine dello spirito umano e della libertà di pensiero”.


Non c’è dissenso senza la capacità di elaborare ed esprimere un concetto autonomo.
Meditate!

Paola Peccenini

Immagine

Lanús, 30 ottobre 1960 – Tigre, 25 novembre 2020

Peter Demetz

Grazie ad un tweet di Alessandro Gassman ho scoperto questo artista e sono rimasto davvero stregato dalle sue opere.
Uno scultore del legno, capace di infondere Vita nei soggetti scolpiti tanto da farla percepire vividamente allo spettatore. Infatti non è tanto la precisione del tratto, se così posso chiamarlo, ad avermi colpito quanto le pose, così realistiche, così vere, così capaci di trasmettere stati d’animo tipicamente umani, cosa stupefacente perché incarnati in forme lignee.
Questo artista è prima di tutto uno psicologo, un fine osservatore della realtà umana, se è così capace di immortalare un’emozione con un lavoro lento come una scultura. I grandi fotografi hanno la stessa capacità, ma è nel click che carpiscono quell’attimo. Qui il processo è lungo e richiede dedizione, pazienza, concentrazione.

Mi piacerebbe molto poter vedere le sue opere dal vivo, poterne osservare l’effetto che avrebbero su di me.
Intanto ne pubblico qui qualcuna, in modo da averle sottocchio quando sono in cerca di bellezza su cui riposare il mio sguardo.

#PeterDemetz #woodensculptures #art #beauty #artist #italy

Azzurro

Sono a casa della nonna Ada, in cucina, osservo i mobili fine anni sessanta in formica di un rosso incerto, quello di una fragola che voleva nascere melograno. C’è un cassetto con il doppiofondo segreto dove nasconde i brogliacci delle giocate e gli incassi della ricevitoria del lotto che gestisce.

È agosto, ho due o tre anni, sono sul mio seggiolone, c’è rumore indaffarato nella cucina in via Cavour e una cerata chiara sul tavolo.
Ho il bavaglino e qualcuno mi sta preparando da mangiare e questa canzone srotola le sue note nell’aria. Sono un gran chiacchierone e parlo tranquillamente con tutti.

È un bel tipino mia nonna, quando ride i suoi occhi diventano due fessure e delle rughette deliziose le solcano il viso, è minutina, dolce e forte e la vita le ha chiesto più di una volta di mostrarle quanto. Le voglio molto bene e la rimpiangerò.

È un’Italia languida quella di questa estate, c’è un silenzio sospeso per le strade accecate dal sole a picco dell’una; il paese si spopola e ammutolisce, si torna in processione a casa per la lunga pausa del pranzo e la pennica di rito.

Questa canzone è sempre alla radio, è estate ed il suo ritmo mi ammalia.
In questo piccolo pezzetto di Puglia assolata, il profumo delle friselle e del pomodoro mi è entrato nell’anima come quello delle focacce e dell’olio prodotto dall’oleificio del paese, così come il profumo che esce dal flacone di pino Vidal in quel piccolo, angusto bagno, con lo scalino troppo alto per entrare.

Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me… 



#azzurro #celentano #music #song #memories #granma #south #italy #sun #summer #longtimeago #EricaMou

La grammatica essenziale, 1959

Il mitico Ennio Flaiano

Chi apre il periodo lo chiuda.
È pericoloso sporgersi dal capitolo.
Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
Chi tocca l’apostrofo muore.
Abolito l’articolo, non si accettano reclami.

La persona educata non sputa sul componimento.
Non usare l’esclamativo dopo le 22.
Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
Per gli anacoluti servirsi del cestino.
Tenere i soggetti al guinzaglio.
Non calpestare le metafore.

I punti di sospensione si pagano a parte.
Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
Per le rime rivolgersi al portiere.
L’uso del dialetto o è vietato ai minori dei 16 anni.
È vietato servirsi del sone o durante le fermate.
È vietato aprire le parentesi durante la corsa.
Nulla è dovuto al poeta durante il recapito.

ENNIO FLAIANO

da www.zaritmac.splinder.com

Dopo 15 anni sono tornato a leggere per caso questo brano e sono rimasto, come allora, senza fiato. Bellissimo.

Vivo franando, costruisco incessante

OLTRE

“Certe volte vieni armato ed io ho paura di te. Sfoderi la lingua e so che mi colpirai, vedo mentre lo fai, mi sembra che sorridi, ma sono più affilati i silenzi, quando getti lo sguardo nel vuoto, il mento al vento e te la vedo passare negli occhi e non piango, ma singhiozzo sul fondo e non parlo ma chiedo.
Sono venuti a dirmi che ti hanno visto mentre la baciavi, lungo la Senna, l’altra sera, ed era notte già. Io non ci credo, quella notte eri qui; a stendere la mano, ti toccavo; con l’alluce sfioravo il tallone e non scalciavi, dormivi. Mi raccontano che indossavi quel colore e quel profilo. Ti passo la mano tra i capelli, spolvero i granelli dei pensieri che hai dedicato a lei. Erano certi che fosse d’inverno, i ghiacciai si muovevano piano e tu le tenevi le mani con gli occhi…

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While you are flying back home

Cara Elena,
mi prendo qualche momento per scriverti qui mentre vi so in volo.

Oggi ti ho un po’ raccontato le mie ultime riflessioni, sul mio posto qui e adesso, le mie considerazioni sulla materia che poi hai visto così splendidamente sintetizzate nelle parole di quello scrittore.
So che probabilmente è una visione romantica della cosa, ma tutte le persone con cui stabilisco una relazione (sia essa amicale, come nel nostro caso, che sensuale, così come anche l’antipatia o addirittura l’odio o il senso di ripulsa) credo siano fatte di atomi che in qualche modo ho già incrociato nel corso dei tempi.
Gli atomi, i nostri, quelli che costituiscono la Te che vedo, così come il Me che vedi tu, sono ovviamente aggregati e mossi da un’energia che è altro ed oltre la pura materia. Vogliamo chiamarla volontà energetica?
Non so come ci siamo trovati io e te, o perché proprio adesso, ma mi viene da pensare che il nostro possa essere un ritrovarsi più che un trovarsi ex novo, che le nostre volontà si siano già fatte incontro altrove ed in un altro tempo.
Troppa è stata l’intesa e non solo mentale, la voglia di raccontarsi, la sensazione di aver trovato spazio d’ascolto capace di intenderci e comprenderci.
Tutto questo giro di parole per dirti che sono stato (siamo stati) benissimo e che sono contento di aver contribuito in minima parte alla riuscita del tuo viaggio alla riconquista di Voi.
Massimo (perché vorrei che fosse chiaro che vi ostinate tutti a chiamarlo con un nome non suo, mentre io senza alcun dubbio lo ricordo bene il suo vero nome…) è una gran brava persona e adesso, conoscendolo un pochino, ce lo vedo dietro la tua porta inglese a bussare per venire a riprenderti e a portarti via con sé. È uno che sa riconoscere ciò che conta davvero ed evidentemente sa anche come prenderselo. Una dote rara che non va dimenticata. È una persona sincera, buona, affettuosa. Credo che sia un ottimo amico per i suoi amici. Spero che sia sempre il tuo amico migliore.

Un abbraccio dei nostri. Bentornata a casa.

Love it

What happened here?
The butterfly has lost its wings
The air’s too thick to breathe
And there’s something in the drinking water.


The sun comes up
The sun comes up and you’re alone
Your sense of purpose come undone
The traffic tails back to the maze on 101


And the news from the sky
Is looking better for today
In every single way
But not for you


World citizen

World citizen

It’s not safe
All the yellow birds are sleeping
Cos the air’s not fit for breathing
It’s not safe


Why can’t we be
Without beginning, without end?
Why can’t we be?


World citizen

World citizen

And if I stop
And talk with you awhile
I’m overwhelmed by the scale
Of everything you feel
The lonely inner state emergency


I want to feel
Until my heart can take no more
And there’s nothing in this world I wouldn’t giveI


want to break
The indifference of the days
I want a conscience that will keep me wide awakeI


won’t be disappointed
I won’t be disappointed
I won’t be.


I saw a face
It was a face I didn’t know
Her sadness told me everything about my own


Can’t let it be
When least expected there she is
Gone the time and space that separates us


And I’m not safe
I think I need a second skin
No, I’m not safe


World citizen

World citizen

I want to travel by night
Across the steppes and over seas
I want to understand the cost
Of everything that’s lost
I want to pronounce all their names correctly


World citizen

World citizen

I won’t be disappointed
I won’t be.


She doesn’t laugh
We’ve gone from comedy to commerce
And she doesn’t feel the ground she walks upon


I turn away
And I’m not sleeping well at night
And while I know this isn’t right
What can you do?



World Citizen – I Won’t Be Disappointed (Looped Piano)
Ryuichi Sakamoto · David Sylvian
Chasm ℗ 2004 KAB America, Inc.

Daniela Farnese

Oggi su Twitter ho letto un post dell’autrice citata sopra, nota oltre che per essere una scrittrice anche per il suo blog dottoressadania.it – ora un po’ in stand-by e del quale negli anni ho ripubblicato alcuni brani che mi erano particolarmente piaciuti – che è stato molto spesso per me fonte di letture molto gratificanti.
L’aneddoto che racconta è divertente, la fine mi ha strappato un sorriso.

Se tu mi dimentichi

Voglio che tu sappia
una cosa.

Tu sai com’è questo:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l’impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se tutto ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m’attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.

Se d’improvviso
mi dimentichi
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui affondo le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amore mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.


Pablo Neruda





Ogni volta che leggo una poesia d’amore di Neruda, quando giungo alla fine, rimango come sospeso, nel silenzio dell’anima, attento a non fare rumore per non rovinare l’emozione che mi pervade.
Trovo un miracolo i suoi versi, commovente la loro bellezza, disarmante il senso di solitudine ed incompletezza che mi prende di fronte ad una tale profondità di sentimenti che mi sembra di non aver mai vissuto.



Si tú me olvidas

Quiero que sepas
una cosa.
Tú sabes cómo es esto:
si miro
la luna de cristal, la rama roja
del lento otoño en mi ventana,
si toco
junto al fuego
la impalpable ceniza
o el arrugado cuerpo de la leña,
todo me lleva a ti,
como si todo lo que existe,
aromas, luz, metales,
fueran pequeños barcos que navegan
hacia las islas tuyas que me aguardan.

Ahora bien,
si poco a poco dejas de quererme
dejaré de quererte poco a poco.
Si de pronto
me olvidas
no me busques,
que ya te habré olvidado.

Si consideras largo y loco
el viento de banderas
que pasa por mi vida
y te decides
a dejarme a la orilla
del corazón en que tengo raíces,
piensa
que en ese día,
a esa hora
levantaré los brazos
y saldrán mis raíces
a buscar otra tierra.

Pero
si cada día,
cada hora
sientes que a mí estás destinada
con dulzura implacable.
Si cada día sube
una flor a tus labios a buscarme,
ay amor mío, ay mía,
en mí todo ese fuego se repite,
en mí nada se apaga ni se olvida,
mi amor se nutre de tu amor, amada,
y mientras vivas estará en tus brazos
sin salir de los míos.

E fai rumore, si

Un bel blog, di quelli che non vanno più di moda e, proprio per questo, pieno di piccole perle.

forsehopersolechiavi

Ho riso, viaggiato, sono uscita, mi sono divertita, visto posti che con te non avevo visto e ho conosciuto genere. Ho sconvolto la mia routine e cerco di rompere i miei schemi ma tu mi manchi. Mi manca fare le cose con te, le cose da coppia. Le cose che nascono per essere fatte in due. Passeggiare per il mercatino dell’usato e arredarci casa, ingozzarci di sushi senza ritegno, stare sul divano a sfiorarci i piedi e basta. Essere me stessa senza trucco, senza veli, senza inibizioni. Sì ho fatto del buon sesso, e ho avuto delle belle vibrazioni, ho conosciuto belle persone ma mi mancano le serate a casa anche solo in silenzio dove la tua presenza bastava a fare rumore, dove una pizza fatta in casa ci faceva divertire. E mi rendo conto che è tutto nella mia testa, che era più banale di quello che ricordo, più…

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