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La prima lettera ad Ilenia

16 ottobre 2005

Ilenia è una mia cara amica.

Ma, come spesso accade, l’amicizia tra uomo e donna

può essere la conseguenza di qualcosa che, da una o parte o dall’altra,

non è maturata.

Nel 1999 l’ho conosciuta, nella mia città.

Ero a cena a casa di un amico

che aveva conosciuto una sua compagna di corso

(erano infatti in città per un master)

che a sua volta, a quella cena, aveva portato

anche lei.

Mi piacque quella sera, ma di più le

volte successive, conoscendola meglio.

Per farla breve mi presi una sbandata.

Sono partito, un mese dopo la sua di partenza,

perché avevo desiderio di vederla.

Questa è la prima di quattro lettere che poi le scrissi.

“30 Maggio, mezzanotte e mezza

Devo scrivere, Ti devo scrivere…

Ne avrei occasione migliore?

Ero steso a letto, aspettavo che il sonno mi sottraesse al pensiero di te.

Un’attesa inutile, visto che preferisco pensarti piuttosto che dormire.

Già… ti penso.

Ne avrei occasione migliore?

Chi sei? Perché – se nulla accade per caso – sei arrivata a me?

Parlandoti sembra non esserci alcuno spazio nella tua vita per me, a nessun titolo. Ma intanto ci sei, sei nella mia.

Sfiori i miei giorni, lasciando in ognuno di essi tenui scie di te. Semini in ognuno di essi piccoli sprazzi della tua voce, echi delle tue rare risate, preziose.

Già… ti penso.

Ne avrei occasione migliore?

Sono qui, adesso. Lontano miglia e miglia dalla mia casa, dalla mia terra. Mi ha spinto il desiderio di rivederti, tutto il resto erano scuse. Per gli altri, naturalmente, non per me.

So riconoscere i miei desideri prima ancora che vengano a bussare alla porta della mia coscienza.

E adoro assecondarli, per quanto “insensati” essi possano apparire.

Il DOVERTI rivedere era uno di questi.

Andava assecondato e ho deciso di farlo: qui e adesso.

Ne avrei occasione migliore?

Perché scriverti se più tardi ti vedrò a pranzo?

Potrei dirti tutto a voce…

Ma dirti cosa?

Non so neanche se in fondo ai tuoi occhi troverò la stessa anima che ho visto il giorno della tua partenza…

Per parlarti del mio desiderio di te? E a cosa servirebbe?

Con quali parole potrei spiegarti che in questa notte che si scioglie nell’attesa di te ti vorrei all’altro capo di questo tavolo, per perdermi nel tuo sguardo, per rivoltare la mia anima come un guanto fino a mostrarti le cuciture più nascoste e sperare che tu faccia lo stesso con me?

Con quali parole potrei spiegarti che a volte nella vita si è assaliti da desideri che nessuna realtà può contenere?

E se anche trovassi parole sufficienti per l’inesprimibile, tu vorresti ascoltarle?

A me sembra che tutto ciò sia impossibile da comunicare, meno che mai a voce.

Scrivo per dirti che mi dispiace di non aver potuto passare qualche sera da solo con te, mentre eri a Catania.

Scrivo per dirti che – inspiegabilmente – ho la certezza di aver trovato in te spazio sufficiente a contenermi. Come – inspiegabilmente – sembra che tutto indichi che stai andando via, che non riposerò mai nei tuoi occhi, che non riposerai nei miei…

Scrivo per dirti che non voglio dirti più nulla. Che se nulla accade per caso sono felice di averti incontrata.

Spero solo che saprai andare avanti per la tua strada, senza tradire le verità che hai dentro, senza ferire per paura di ferire finendo col ferire ancora di più…

Tu sai cos’è giusto.

A Ilenia,

a ciò che vorrebbe essere

a ciò che è

a ciò che saprà essere.

Alessandro”

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From → ilenia

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