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L'ultima lettera scritta ad Ilenia

30 ottobre 2005

La prima notte d’aprile, alle cinque del mattino

Cos’è quest’ansia?
È quasi giorno. Questa notte sfuma lenta e insonne.

Perché quest’inquietudine?
Di cosa volevo parlarti? Cosa c’è di così importante che devo dirti?
Bellezza

La prima cosa che mi viene in mente.
Bellezza!
Ce n’è così tanta attorno a noi.
Ce n’è tanta anche in alcune nostre rare conversazioni notturne.

Bellezza
Semplicemente esserci. Anche oggi, qui.
Vedrò quest’alba.
Vedrò… anche questa.

Bellezza
Semplicemente poter sentire.
Ascoltare, come adesso mentre ti scrivo, musica.
Semplicemente poter sentire.
I battiti incoscienti del nostro cuore.
Ascoltare la voce che abbiamo dentro.
Ascoltare un amico.

Bellezza.
Poter parlare. Raccontare ognuno le nostre storie.
Perché è questo quello che più desideriamo. Parlare di noi, con noi. Sentirci vivi perché siamo qui a dire a qualcuno quello che ci passa per la testa.
Perché sembra che la natura abbia creato la nostra anima con una pressione diversa da quella del corpo, che deve contenerla.
E così “dobbiamo” parlare.
Per diminuire la pressione che abbiamo dentro, per riportare in equilibrio corpo e anima.

Di questo ti parlo stanotte.
Per parlarti esattamente di tutto ciò mi sono alzato alle cinque del mattino.

Per incontrarti attraverso lo schermo che ho di fronte.
T’immagino addormentata. Il soffio regolare del tuo respiro mentre le mie dita concitate arrancano dietro ai miei pensieri. Il tuo corpo disteso, quieto, ignaro di quest’incontro differito, al quale sarai presente solo fra qualche giorno, quando ti arriverà questa lettera.
E magari tornerai ancora una volta tardi dal lavoro, oppure uscirai dall’ufficio e incontrerai i tuoi amici, tornerai di notte a casa e troverai questi fogli ad aspettarti. Io nel frattempo probabilmente dormirò.
E così si compirà quest’incontro iniziato stanotte, mentre i tuoi occhi sono chiusi. E, mentre i miei sono aperti, mi piacerebbe poter per magia sbirciare fra i tuoi sogni. Con il tuo consenso, s’intende!
So che forse, più che farti piacere, potrebbe inquietarti ma mi piacerebbe che fossi qui, che dormissi accanto a me che ti scrivo.
Mi piacerebbe ogni tanto volgere lo sguardo verso di te, sorridere in silenzio nel vederti ronfare come un angioletto e ricominciare a raccontarti di me… che guardo te, che dormi mentre io sono qui, a scriverti di me, che guardo te, che dormi mentre io…

Perché comincio a comprendere che questa è l’essenza del nostro rapporto.
Bellezza, sì, ma differita.

Non ho il piacere di prendere la macchina, arrivare sotto casa tua, citofonare e dirti: “Ehi! Andiamo a bere una birra…”.
Non posso cucinare per te ed invitarti a cena (in compenso però posso invidiare alla grande chi invece può farlo!).
Posso regalarti un po’ delle mie piccole parole, posso raccontarti un po’ delle mie piccole emozioni, posso descriverti un po’ della mia strana inquietudine.

Bellezza
Ce n’è così tanta attorno a noi.
L’ansia consiste nel volerne assorbire il più possibile.
Perché vorrei essere una spugna infinita, per non lasciare che me ne sfugga neanche una goccia… nemmeno una.
Non so neanche se t’interessa questo mio monologo. Stai dormendo e non vorrei disturbarti con il ticchettio dei tasti.

Bellezza
Vorrei carezzarti i capelli, adesso.
Anche se devo ammettere con rammarico che non ricordo più esattamente il loro colore.
Vorrei guardare per un po’ il tuo viso, adesso.
Ma anche questo mi appare confuso, smarginato, indistinto.
È quasi un anno che non ci vediamo. E non è che prima abbiamo fatto delle grandi scorpacciate!

Bellezza
Ce ne sarà nel nostro prossimo incontro? Sarai imbarazzata? Lo sarò io?
Già, perché io ti parlo in modo strano quando ti scrivo.
Te ne sarai certamente accorta.
Senza pudore, senza pudori. Parlo dritto a quell’anima che sono sicuro d’ aver visto. Guardo dritto in fondo a quegl’occhi che la contengono. Parlo a te perché adoro farlo.
Sarò solo un gran chiacchierone, che vuoi che ti dica.
Magari tutto ciò che vedo è solo una mia fantasia. Forse non c’è nulla di speciale, ma sono io a volerlo vedere tale. Tu che dici?

Ti ho detto di volerti molto bene.
Mi hai detto di volermi bene. Molto.
Condividiamo un sentimento.
Non siamo soci in affari. Non abbiamo comprato insieme un capannone. Non fabbricheremo bamboline di pezza in Romania. Non faremo soldi a palate.
Eppure siamo ricchi…
Condividiamo un sentimento.

Capiterà (ed è già successo) che ci troveremo in parti diverse del mondo e vedremo qualcosa che vorremo condividere con l’altro. E lo serberemo dentro di noi: un souvenir per il prossimo incontro, per la prossima telefonata, per la prossima lettera. Perché nella strana alchimia del “comprendersi” si ha la certezza in rari momenti che gli occhi dell’altro vedrebbero ciò che vediamo noi, che il suo cuore sussulterebbe come il nostro, che i suoi sensi si stordirebbero quanto i nostri.
Ti ho detto di volerti bene.
Per questo te ne voglio. Perché – giusto o sbagliato che sia – penso che in alcuni rari momenti ciò sia possibile, con te. Perché sono uno che non porta souvenir da nessun posto per nessuno, se non per quelli cui vuole realmente bene. Tu sei una di loro. Siete molto pochi.
Talmente pochi che vi ho dichiarati “specie protetta”, sai com’è… temo l’estinzione!
Ti ho detto di volerti bene perché te ne voglio. Perché penso a te con tenerezza e, per quanto sconosciuta tu possa essermi (e in parte effettivamente lo sei), sento che sei sempre stata in procinto di entrare nella mia vita.
Doveva solo accadere. Sabrina doveva portarti a quella cena. Tu dovevi uscire a dispetto del magone per la partenza dell’uomo del quale ti eri invaghita e io dovevo essere lì.
Capita con ogni persona che ci piace: sembra che non aspettiamo altro se non che si presenti a noi.
Niente test attitudinali, niente moduli da riempire, nessun colloquio da sostenere.
Quella persona arriva e, non si sa per quale motivo, entra nella nostra vita dalla porta principale. Evitando tutte la difese che abbiamo approntato per scoraggiare gli intrusi, semplicemente perché conosce già, per qualche misteriosa ragione, il percorso che conduce a noi…
Questo è quello che è successo quando ti ho conosciuta.
Ma non chiedermi perché te lo sto raccontando: non ne ho la più pallida idea!

Bellezza

Volevo parlarti dell’effetto che mi fa. Volevo dirti di come riesce ad alzare la mia pressione interna, fino a farmi temere di poter scoppiare.
Bellezza

Volevo parlarti dell’effetto che mi fai. Volevo dirti di come riesci ad alzare la mia pressione interna, fino a farmi temere di poter scoppiare.
Bellezza

Ora che sono giunto alla conclusione di questa lettera, mi rendo conto che l’unica cosa di cui sono intrisi questi fogli è il desiderio d’incontrarti.
Non so quando accadrà e non voglio neanche pensarci, però…
È molto tardi, adesso,
ed ho finito le parole.

Grazie della tua compagnia.

Mi manchi.
Ciao.

Alessandro

From → ilenia

5 commenti
  1. Non è che era un bel tipino era UNICO nella sua specie mi ha insegnato a vivere a cavarmela a stringere i denti e a non arrendimi mai difronte ai problemi…..però per chi non lo conosceva era davvero un bel tipo sembrava quasi jim morison (sballato uguale)

  2. Diciamo che sono tendenzialmente INFEDELE. Diciamo che quelle cose che ho scritto su Gianluca sono vere, che non mi pento mai di quello che dico. Diciamo che sento la nesessità di vedere Vincenzo. E ciò che è necessario è cio che è non può non essere. Diciamo che devo parlare a 4 occhi con Vincenzo, che del elefono ne ho le palle piene. Diciamo che non mi va di essere giudicata. Che non me ne uscirò mai con” sono una stronza” se non con me stessa.

  3. SONO IMBALSAMATA DA TANTA DEDIZIONE, IO NON CREDO RIUSCIRO’ MAI A SENTIRE O LEGGERE PAROLE COSI’ FORTI, MA NON PERDO LA SPERANZA, ANCHE SE DEVO AMMETTERE CHE A VOLTE UNO SGUARDO VALE PIU’ DI MILLE PAROLE.

  4. Fa piangere, quello che ho letto. Fa un male cane e un bene da impazzirci. Straordinario, un uomo che parla così, e che lo fa con il cervello e con il cuore e con la pancia e con tutto se stesso…
    b

  5. Ho smesso di lavorare x leggere tutto… ed è una sensazione che mi è presa allo stomaco…ho rivissuto tutto…parole…emozioni…calore… e la classica domanda…Esiste il destino? Perchè incontriamo queste persone? Perchè solo un passaggio “lieve” nelle nostre vite? Un passaggio che però resta… fermo lì…ti aggancia e non ti molla… e sei contento che esistano certe persone perchè faranno sempre parte della tua vita… anche a chilometri e distanti anni luce…
    Ti abbraccio, C.

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