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da www.aaa-cercasi.splinder.com

14 febbraio 2006

IL SETTIMO NANO

C’era una volta, in un loop temporaneo indefinito, in una terra lontana e parallela di nome Heineken, una fanciulla con i guanti gialli di silicone, che se ne andava a spasso con Quattro, il Gattro con gli stivali. Un giorno, mentre passeggiava nella selva oscura dietro casa sua, la fanciulla si ritrovò di fronte ad un lupo enorme dai denti gialli bavosi e cattivi, che le disse: “cara bambina, dove te ne vai con quei guanti gialli di silicone molto trendy?” E lei rispose candida: “vado a sparare al bersaglio con il mio nuovo bazooka, problemi?” “no, cioè (rispose il lupo) veramente io… insomma, io… vedi sarei una specie protetta, sai com’è, vedi c’è scritto qui sul volantino del WWF: lupo cattivo specie protetta, sono io… magari se vuoi puoi prendere il volantino, fare una donazione, ma solo se non ti scoccia…” “no, ecco, mi scoccia e anzi se chiedi a chi di dovere di smettere di intasare la mia casella postale con depliants su i pesci coriandolo che si stanno estinguendo nella zona di Okinawa sono anche più felice, ok?”.
Continuando a camminare per la selva oscura, la fanciulla arrivò di fronte ad una grotta oscura, ovviamente, entrò e si ritrovò di fronte alla scena raccapricciante (mandate i bambini a dormire) di un orco alto circa 3 metri che, travestito da Anastacia, cantava “not that kind” in falsetto ancheggiando in maniera sublime. Quattro nani facevano il controcanto ai suoi piedi. L’orco guardò la fanciulla e le disse: “hey darling, dove credi di andare con quei guanti di silicone molto trendy? A me starebbero molto meglio che a te, dammeli!”. La fanciulla perplessa rispose: “bhe se proprio li vuoi…. però sbrighiamoci, perché sto facendo tardi alla mia riunione giornaliera con il gruppo di sostegno “Lebbrosi è bello, lebbrosi non è reato”… l’orco con un urlo in falsetto si scansò e la lasciò proseguire.
Uscita dalla grotta, la fanciulla si diresse verso castello ululà e, arrivata, bussò all’enorme portone. Un tale dalla barba blu gli aprì la porta e disse: “cara donnina, sono vedovo, se vuoi entrare e diventare mia moglie io ti darò le chiavi di tutte le porte e tu sarai la padrona di questo castello, però dovrai rinunciare a quei guanti gialli molto trendy per sempre”. La fanciulla rispose: “senti cocco, ma non lo sai che il pizzetto blu non va più di moda dal luglio del 2001? Che tristezza d’uomo, ma non li leggi i giornali di moda?”.
La fanciulla se ne andò sculettando e si diresse verso una foresta, ovviamente oscura, e nel bel mezzo del nulla e del buio intravide un nano seduto sul ramo di un albero. Si arrampicò sull’albero e si sedette accanto a lui, che fissava triste per terra, e gli chiese: “posso aiutarti?”, e lui, senza smettere di fissare in basso, rispose: “no, cioè, guarda, un casino, sai io avevo un gruppo musicale, forse ne hai sentito parlare, spaccavamo sai? Ci chiamavamo Biancaneve e i Sette Nani, stavamo andando alla grande… poi però Biancaneve si è fatta mettere incinta dal batterista degli Europe, Gongolo si è fatto un trip di troppo, Brontolo è stato assassinato per motivi ancora ignoti e gli altri 4 si sono uniti ad una tipa enorme che fa musica pop in falsetto…ti rendi conto? Sono rimasto da solo…”. “Comprendo (disse la fanciulla) mi dispiace tanto, non so davvero coma aiutarti…” “Bhe, tu come te la cavi a cantare?” chiese il nano con la testa ancora china. “hem, rispose la fanciulla, bene quanto a fare la pipì in piedi”. “allora credo che tu non possa fare molto per me…” concluse il nano, poi finalmente alzò la testa, la guardò da capo a piedi e disse: “sai che hai delle scarpe molto carine?” “e i guanti?” chiese la fanciulla. “quali guanti?” chiese perplesso il nano…
Non si sa se la fanciulla e il settimo nano vissero per sempre felici e contenti, se ne dubita, e comunque sarebbe un’altra storia. quello che si sa è che passarono un mucchio di tempo su quell’albero a parlare di un mucchio di cose…

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Lei è Fushia, una ragazza davvero fantastica. Leggere il suo blog mi fa sempre tornare il sorriso sulle labbra. Andate a visitarlo, ne vale la pena.

Alessandro

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