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da www.aaa-cercasi.splinder.com/post/14748794

17 novembre 2007

The Cook the Thief His Wife & Her Lover

La zuppa è buona, cuoco, complimenti.
La prossima volta però un po’ meno cipolla e un po’ più di litio, per favore.

L’apparenza e la sostanza. E quando le due entità non riescono a ricongiungersi. Ciò che siamo, ciò che pensiamo di essere, e il modo in cui gli altri ci vedono.
È mai esistito qualcuno per cui queste tre diverse esistenze hanno coinciso?
Non c’è riuscito Gesù, che per sua stessa ammissione era uno e trino, figuriamoci se posso riuscirci io.
Al massimo posso fare come gli altri, indossare una maschera e dissociarmi da qualunque tentativo di manifestazione della mia persona, non rendendomi più visibile né a me stessa né all’altro.

Resterebbe pendente però l’annoso problema, cuoco, di ciò che realmente sono.
Ammesso che esista una realtà assimilabile a tale concetto e abbia un senso farlo nel momento in cui ciò che non possiamo vedere non è detto che esista. Mi scuso, cuoco, per il mio ateismo di fondo, che finisce per proiettare uno scetticismo interpretativo anche nei confronti dell’essere umano, e mi sprofonda in deduzioni che portano inevitabilmente alla negazione di un’essenza profonda e intangibile dell’individuo.
Se ciò che sono è diverso da ciò che io penso di essere e da ciò che gli altri credono che io sia – e io non ho alcun modo di vederlo, sentirlo, toccarlo, questo mio supposto reale essere – chi mi dice che davvero esista?
Se non ho un’anima, mio cuoco, come posso essere reale?

Inizio a temere di essere, semplicemente, ciò che penso di essere.

Ma se così è, allora chi mi protegge dal costante dubitare di me derivante da ciò che gli altri pensano che io sia?
E come non cadere nel vuoto panico di non essere né l’una né l’altra cosa?

Eppure, oh cuoco, mentre tu cucini per me un piatto non ordinato, io sono qui a scrivere e sento le mie dita toccare i tasti e ascolto musica che giudico passabile e guardo uno schermo che si riempie di false parole, quindi questo è vero, questo è reale.
E se io posso toccare una tastiera e se io posso sentire la plastica dei tasti allora io ci sono, e se io ci sono ma non sono né ciò che io penso di essere, chè a nessuno è dato vedere dentro se stesso restandone fuori, né ciò che gli altri credono che io sia, chè purtroppo nessuno sarà mai dentro di me tanto a lungo da potermi vedere davvero, allora deve pur esserci una terza esistenza che giustifichi tutto questo sentire, toccare e vedere.
Solo, mio cuoco, se mi dicessi come raggiungerla, come ricongiungermi ad essa. Come far combaciare apparenza e sostanza. Come ritrovarmi.

Temo, oh venefico cuoco, che ciò che io realmente sono sia inciso sulla pelle e negli occhi dei figli che non avrò mai, ed è questa la mia unica, sola, vera morte.

Un po’ più di litio nella zuppa, per favore, la prossima volta.
E un po’ meno cipolla, chè se non posso scoprire chi sono vorrei almeno evitarmi l’alito pesante…

—————–

Io l’ho trovato strepitoso. Grazie all’autrice.

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From → citazioni

3 commenti
  1. si delizioso!

  2. da quanto non ripasavo 😉

  3. da quanto non ripassavo 😉

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