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Clienti fenomenali

19 febbraio 2009

L’altro ieri ero da un cliente che ci aveva commissionato un logo per il ristorante di un albergo cinque stelle de luxe che deve aprire sull’isola.

Il personaggio è molto pittoresco.

Vulcanico, ignorantissimo, simpaticissimo (a volte inconsapevolmente), presuntuosissimo e totalmente incapace di comprendere ciò che egli stesso dice.

Dopo una prima proposta, che inizialmente gli era piaciuta ed aveva accettato, in seguito al consiglio del proprio architetto (categoria da sopprimere quando si arroga il diritto di sconfinare nel campo della comunicazione) ci chiede un logo che avesse dentro il lettering un’elaborazione grafica.

Vano il tentativo da parte mia di dirgli che quel genere di ristorante non usa comunicare in quella maniera, ma al massimo con marchio e logo ben distinti.

Prepariamo una seconda proposta, molto originale, seguendo questa nuova indicazione.

La proponiamo e rimaniamo in attesa di una risposta.

Domenica scorsa, non so perché, prima di andare a fare un lavoro di emergenza da un altro cliente, mi metto al computer e disegno una terza versione completamente diversa, basata sull’idea precedente di marchio e lettering separati.

L’altro ieri vado in questo albergo per un servizio fotografico preliminare e approfitto dell’occasione per visitare il ristorante (era la prima volta che vedevo l’intera struttura) e la cosa mi basta per confermare che la seconda proposta non faceva al caso loro, la grafica era troppo particolare, moderna, adatta più ad un locale di tendenza, dal design minimalista, che non ad un posto così lussuoso e in definitiva classico.

Alla fine della giornata ci mettiamo a discutere del logo, analizziamo le due proposte precedenti ed io mi sparo la terza proposta.

Dopo mille discussioni inutili, stampe, tentativi da parte loro di sabotare il mio lavoro, arriviamo all’agognata conclusione di definire quello come logo finale.

Il committente allora, a mo’ di ripasso, riapre tutti e tre i file e ricomincia a parlare dei tre loghi (è un logorroico innamorato del suono tartagliante della propria voce) descrivendone i punti deboli in confronto al terzo che aveva scelto.

La ciliegina sulla torta è arrivata quando, soffermandosi sul secondo logo, quello troppo moderno, con sguardo serio mi ha detto:

“Sì, perché vedi Alessandro, questo logo ha uno stile… come dire… troppo animalista!”

: ))

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