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da http://lipsticklesbian4dummies.splinder.com/post/25417623

13 agosto 2011

Papà,
a volte penso a noi due, che siamo così lontani nonostante abitassimo a due isolati di distanza.
Tu vai sempre di fretta, sempre impegnato con il lavoro.
Quel lavoro umile che hai creato dalle tue forti mani.
Che ha sfamato le nostre bocche infantili.
Che ci ha permesso di comprare le penne per scrivere, e i libri per leggere.
Papà, io quella notte ti sentii piangere forte.
Quando ormai tu e mamma eravate tristemente consapevoli che portavate avanti una relazione morta anni ed anni prima.
Ero incredula, eppure ho accettato. Ho accettato perché volevo il vostro bene.
E se il vostro bene era vedervi separati, vedervi vivere da capo, allora era anche il mio.
Nell’ingenuità di una bambina di dieci anni, non riuscivo a capire perché stavi piangendo.
Eri il mio papà e non dovevi piangere!
Però poi, quando anche io ho passato una notte a piangere, mettendo le mani tra i capelli, emulando i tuoi stessi gesti, allora ho capito a cosa si andava incontro.
Neanche la virilità di un uomo può nascondere le lacrime dietro una maschera.
Ora che ho perso una donna anche io, papà.
Dio, quanto hai sofferto.
Ed io che dicevo che andava bene così. Non va affatto bene, quando perdi le persone che ami.
Anche se i matrimoni hanno la loro conclusione dopo vent’anni.

Non va mai bene.
Io e te non parliamo mai. Non ci vediamo.
Quando mi venivi a prendere da scuola, ci fermavamo al saluto.
Mi riproveravi dicendo che usavo un volume troppo alto per le cuffie.
Non ci ho mai badato.
Eppure non sei severo con me.
Anche quando hai visto che ho iniziato a vestirmi in un modo meno femminile.
Quando ho fatto un piercing.
Non mi hai detto nulla.

Vedo i tuoi capelli diventare sempre più bianchi.
Però stai bene, i tuoi occhi celesti risaltano cento volte di più.
A volte vorrei chiederti se sei in salute, se va tutto bene e se fai controlli di routine.
Però non ho più questa confidenza.
Vorrei venire qualche volta all’autodromo e vederti guidare in moto, ma sai come sono, pà.
Ho la fottuta paura che tu ti faccia male.

Ci tengo tanto a te e non ti voglio perdere.
Sei stato il mio modello in troppe cose.
Volevo dormire, mangiare, persino farmi il bagno, solo con te.
Sei stato il primo e l’unico uomo che io abbia mai amato visceralmente.
E sarai l’ultimo, a quanto pare.
Nessuno deve sostituirti, nessuno!

Avrei voluto darti nipoti prima che il destino ti portasse via da me.
Avrei voluto che mi accompagnassi a sposarmi.
Non succederà mai, ma tu invecchi e speri.

Quanto ti deluderò? Quanto, tesoro mio?
Ti prego accettami, almeno tu.
Regalami infinita dolcezza.
L’ultima carezza, prima di andare a dormire.

Tratta la mia donna come se fosse tua figlia.
Trattaci bene, papà.

L’altro giorno ti ho abbracciato, ed è stato strano.
Avrei voluto dirti qualcosa.
Neanche tu l’hai fatto.
Ma noi in questo siamo simili.
Non sappiamo esternare i nostri sentimenti.

Però li teniamo qui, e sono intatti dentro di noi.
Ho soltanto paura di una cosa.
Dirti che ti amo quando tu non potrai più ascoltarlo.

Non voglio papà, stai con me.
Prendimi per mano ancora. La mia mano è fredda, riscaldala tu, se puoi.
Gli amanti vanno via.
Tu invece non lo farai mai.
E neanche io, oserò mai allontanarmi da te.

Eternamente tua,

P.

———————————-

Ho trovato questa lettera struggente per caso, come sempre in passato, bighellonando su Splinder.
Era tanto che non condividevo una perla trovata in rete… e ne avevo desiderio.

Mi affascina il tema del rapporto col padre, forse perché anch’io ne ho avuto uno abbastanza complesso e trovo queste parole davvero belle, soprattutto perché scritte da una figlia “diversa”, una figlia che ama un’altra donna, ma i figli chiedono amore al di là di qualunque persona abbiano accanto e qui questo desiderio è così trasparente, puro, commovente…

Auguro a P. di pronunciarle queste parole, ché le parole lasciate morire in silenzio fanno male e rimbombano dentro fino a logorarci…

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2 commenti
  1. Grazie.
    Davvero.

    Spero arriverà presto quel giorno.
    Saremo felici fino all'ultima lacrima di gioia.

  2. Ecco ora piango pure a lavoro..

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