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28 novembre 2012

In un giardino senza odori mi muovo e senza suono. Misurati passi immobili mi conducono verso nessun luogo. Oggi è tempo di partire.
Visi pallidi si voltano a guardare, marmorei alcuni, sgraziati altri e volgari, anche beceri, sciocchi i più sfortunati. Brusio di parole inutili.
Anche due occhi nascosti invasi di luce. E di paura. E di risentimento. Ingiusto.
Ho fatto (fin) troppo. Forse è questo il motivo.
Non sono in verità io che parto ma tu, era messo in conto prima di iniziare, ricordi? Ma la paura parla al tuo posto dicendo a me che non volli di più. Sorrido.
Dissi addio il giorno dell’inizio, perché non ci fosse imbarazzo del saluto oggi, nessuno sguardo, nemmeno un tuo sorriso. Ma io sorrido ugualmente. Come sempre.
Non dico mai, ma se scelgo parole sono scelte con cura, difficile che cambi opinione.
Quello che vidi lo vedo anche adesso.
L’incertezza è un peccato, il non saper scegliere e volere. Disperdersi in mille rivoli che sembrano fiumi e sono pozzanghere. Questo sì.
Più in là sbocceranno quei semi che di nascosto ho piantato nella notte. Non ne riconoscerai nemmeno l’origine ma fiorirai in una splendida primavera. E non ti volterai a guardare perché neanche saprai che in qualche modo misterioso la mia mano si poggerà sulla tua anima di seta e la mia voce silente ti dirà
“La bellezza che vidi in mezzo alla nebbia e a tanti rovi era questa”.

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From → questo sento io

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