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Apocalipse wow!

21 dicembre 2012

Oggi è la fine del mondo.
Lo hanno detto i Maya, ma credo si siano sbagliati da un pezzo.
Mi basta guardare a Hitler e Stalin, alla bomba atomica, alla guerra in Vietnam e a quella in Afghanistan iniziata dai Russi, come quella in Cecenia.
Mi basta guardare ai milioni di bambini morti di fame in Africa negli ultimi decenni, alle dittature in Argentina, Cile, Grecia, Romania e tanti altri paesi del mondo che non basterebbe questo post per elencarli.
Mi basta guardare all’America, con le sue stragi nelle scuole, la sua democrazia da esportazione e tutti i regimi sanguinari e antidemocratici che ha appoggiato negli ultimi decenni, ribaltando volontà popolari legittimamente espresse a difesa di interessi puramente economici sul cui altare sono stati sacrificati decine di migliaia di esseri umani, modificate le traiettorie di vita di milioni di persone, sfruttate ed impoverite intere nazioni del mondo. Al Darfur, dove si muore da anni senza che un cazzo di nessuno alzi un dito, alla Siria, ad Haiti e a tutti quei paesi sfortunati che non hanno né petrolio né una posizione strategica che gli permettano almeno di stare sotto i riflettori del mondo.
A Gaza, alla Palestina e al popolo palestinese, vittima della più grande rapina perpetrata sulla pelle di un popolo, privato a tavolino della terra, sua da millenni, per compiacere un piccolo popolo di parassiti che – urlando al lupo al lupo come se venisse attaccato – commette omicidi di massa e omicidi mirati per continuare in questa disgustosa opera di genocidio nel silenzio del mondo.
E poi guardo al nostro paese… il paese dei pigmei (vivi) e dei giganti (morti).
Il paese dei Berlusconi, dei Cicchitto, dei La Russa, dei Giovanardi, dei Casini, dei D’Alema, dei Mastella, ma anche der Batman, dei Lusi, dei Formigoni, degli Scilipoti, degli Alemanno e di tutte quelle figure mediocri e meschine che
ammorbano l’aria di un intero paese facendolo lentamente morire soffocato.
Il paese dei baroni universitari e dei loro figli e mogli e nipoti e delle corti di parassiti e ignoranti immeritevoli che passano sempre avanti a tutti, continuando in questa spirale che premia i peggiori.
Il paese dei Befera, dei Manganelli, dei Violante. Il paese dell’Ilva, della Thyssen, dell’Eternit, di Gela, Priolo e Porto Marghera. Il paese che tollera l’ipocrisia di una chiesa che ha coperto fino allo spasimo i reati disgustosi di molti dei suoi membri e si permette di pontificare sulla moralità degli altri, sulla vita e sulla dignità della morte, quando si meriterebbe un’invasione militare in piena regola e poi le ruspe e il sale sparso a terra – come fecero i Romani sulle rovine di Cartagine – perché non vi cresca più neanche un filo d’erba per secoli.

Il paese di Portella della Ginestra, del delitto Mattei, del massacro di Pasolini, dell’Italicus, di Ustica, di Brescia, della Stazione di Bologna, di Moro, di Dalla Chiesa, Libero Grassi, Chinnici, Falcone e Borsellino ed un esercito infinito di  martiti onesti. Del G8 di Genova e della grande truffa della Val di Susa, di un popolo che combatte a mani nude per il proprio territorio e di una compagine trasversale di governanti che insiste per fare un’opera faraonica quanto inutile solo per l’enorme massa di mazzette che questa merda genererà.

Ma fin qui, per quanto schifoso e vomitevole sia l’intrigo tra politica, servizi deviati, mafia, finanza e poteri occulti, oppure del ridicolo oltre il ridicolo, delle caricature inimmaginabili fatte di cerone e capelli finti, della vergogna senza vergogna, forse – turandosi bene il naso – si sarebbe potuto andare un po’ avanti… Saremmo potuti rimanere in vita.
Ma no. Non ce lo meritiamo.
Se un pugno di farabutti senza onore riesce a dilapidare i soldi che un popolo già malvolentieri si vede strappati dalle tasche con tasse inique (e pagate da pochi fottuti contribuenti che non possono o non vogliono scappare, mentre altri ridono nella loro perpetua impunità) comprando gratta e vinci, pagando pantagrueliche cene, cartucce per fucile, persino coni gelato e altre straordinarie cazzate per cui nelle loro richieste di rimborso non c’è più traccia non solo di dignità ma anche della più pallida ombra di buonsenso, allora forse è meglio se oggi ce ne andiamo tutti
affanculo.

Soprattutto se nessuno di noi ha un cazzo di sussulto di orgoglio sufficiente ad imbracciare un fucile, scendere in strada ed iniziare una caccia all’uomo per sterminare questa razza di pidocchi che ci ha ridotto più che in ginocchio. Che ha modificato geneticamente la nostra cultura innalzando il cattivo gusto, le ruberie e la cafonaggine a paradigma di successo, lasciando accartocciare su se stessa Pompei, la Cattedrale di Noto e tutta la magnificente cultura di una nazione – fino a cent’anni fa inarrivabile per qualunque altro popolo del mondo – ed oggi nel più completo sfacelo.

Che ha fatto morire i propri bambini e ragazzi in scuole edificate senza i criteri minimi di sicurezza, oppure tenute senza manutenzione fino a crollare su chi andava lì solo per imparare, o costruite con cemento depotenziato, come la casa dello studente a L’Aquila, perché qualche mafioso di merda e qualche costruttore accattone e senza scrupoli potesse acquistare l’ultima fuoriserie o sniffare l’ennesimo pippotto. Che ha tollerato che ministri della repubblica mostrassero il dito medio al suono dell’inno nazionale senza metterli immediatamente davanti al plotone di esecuzione e farli ammazzare come cani rognosi. O che parlamentari o europarlamentari se ne andassero in giro a dire cazzate razziste che hanno poi attecchito nei cervelli più bacati della nazione senza che fossero immediatamente incarcerati buttando via le chiavi delle loro celle. Che ha visto aumentare di anno in anno lo sterminio di donne, madri, fidanzate, ex-fidanzate, ex-mogli da decerebrati assassini – persecutori prima e giustizieri alla fine – senza fare una cazzo di legge di merda che ponesse fine a questa mattanza. Che ha convinto schiere di ragazzine che è meglio essere zoccole e non faticare che sbattersi sui libri e diventare davvero qualcuno per merito proprio. Che permette che sotto lo sguardo di tutti la raccolta dei pomodori venga fatta da un esercito di schiavi, per un tozzo di pane, in condizioni che è impossibile definire umane e che farebbero rivoltare nella tomba chi è morto per donarci la libertà di comportarci poi così indegnamente. Che preferisce spendere miliardi di euro in inutili cacciabombardieri della minchia invece di costruire carceri umane che recuperino davvero i detenuti alla società civile, invece di lasciarli a marcire in gironi danteschi da cui, se mai usciranno vivi, saranno stati tramutati in bestie feroci invece che in esseri umani desiderosi di riscatto.

A me questa nazione dà il voltastomaco e mi odio per non avere il coraggio di essere il primo ad imbracciare quell’arma e andare a cercare casa per casa questa gente di merda che ha rubato il mio futuro e quello dei miei figli, sparargli e poi appenderli in pubblica piazza.

Per questo direi che sarebbe meglio sparire per sempre; noi un posto meraviglioso come il nostro mondo non ce lo meritiamo.
O forse è questo posto meraviglioso chiamato Terra che non si merita una razza di
merda come la nostra.

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