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Lettera del Sindaco di Lampedusa (06.01.2013)

9 gennaio 2013

Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a 
maggio 2012, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di 
persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è 
una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore.
 Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della
provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme; il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma 
rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia 
isola?
 Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere 
considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per 
esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini 
di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio 
che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono 
stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga 
superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
 Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, 
sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel
 della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una 
vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea 
sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi,
se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è 
tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare 
debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore. In tutta questa 
tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio 
ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano 
vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, 
come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime
motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha 
invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono 
però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche 
quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
 Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze 
preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umani 
a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera.
Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i 
telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. 
Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato 
durante una vacanza”.
Giusi Nicolini

…………………….

L’ho trovata semplice, puntuale, giusta e molto bella.

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