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Pippo Fava – Oggi sono trent’anni

5 gennaio 2014

Trent’anni fa su mandato di Nitto Santapaola – ma vittima di un coacervo di interessi di poteri forti, mafia, politica, istituzioni – veniva spenta la voce di Pippo Fava, uno dei siciliani più lucidi, coraggiosi, migliori di sempre.

Le sue parole risuonano oggi come un allarme angosciato rimasto del tutto disatteso, parole che oggi se possibile pesano ancora più di allora, dopo lo scempio che di questa nazione è stato fatto proprio da quei personaggi di cui lui denunciava le responsabilità.
Si dovrebbero far leggere i suoi scritti (ma non solo i suoi) nelle scuole, perché è soprattutto con l’istruzione e la cultura che si sconfigge la corruzione, il malcostume, i comportamenti delinquenziali. È con la bellezza che si annichilisce la sozzura, il brutto, la mediocrità, il sotterfugio.

“È tempo di creare in Italia una seconda repubblica, che abbia delle leggi e una struttura di democrazia che elimini il pericolo che il politico possa diventare succube di se stesso o della propria avidità, o della ferocia degli altri, o della paura, o comunque che possa essere soltanto un professionista della politica.

Tutto nasce da lì, dal fallimento della politica e degli uomini politici e della nostra struttura politica e forse della nostra democrazia – così come noi l’abbiamo in buonafede e appassionatamente costruita – e che ci si sta sgretolando fra le mani.

Dovremmo incominciare da lì.”

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