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Anatomia di un disagio

8 maggio 2014

Mi chiedo dove.
Dov’è che fa male? Non riesco a capire. Questa strana oppressione al petto, lacrime immotivate si fanno strada sul limite delle mie palpebre, gola strozzata, desiderio di franare.
Incroci già superati, strade già percorse, paesaggi che credevo alle mie spalle e che invece sono ancora lì, integri, spaventosamente estesi e nuovamente da attraversare.
Ancora lavoro. Fatica. Sono stanco.
Amministro bene le apparenze, padroneggio gli strumenti della solitudine, eppure improvvisa è apparsa questa lacerazione. Lancinante.
Ho lasciato l’anima incustodita, lo ammetto.
La mia energia vitale è evaporata in attese insensate che sapevo già di non dover assecondare. Hai fatto un buon lavoro. Ho fatto un buon lavoro.
Sono solo un presuntuoso e buio pesto sia.
Non c’eri. Non esisti. Sei solo la manifestazione del mio disagio con me stesso.
Mi lacrima il cuore e ci vorrà molto tempo, questa volta, per ricucire l’ennesimo strappo.
Il bello è che non so da dove iniziare.

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