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L’illusione delle scelte

19 febbraio 2018

In una situazione perfetta, quando siamo in totale contatto con noi stessi, senza paure, senza debolezza, in una condizione di reale ascolto, non esistono scelte giuste o sbagliate, perché non esistono scelte.
Vivendo nel presente non c’è nulla da scegliere se non seguire il percorso che si ha dentro, che è sempre chiaro e limpido.
Niente bivi, alternative, doppie opportunità.
Poi arriva l’incertezza, la paura, arrivano le insicurezze a rendere opaca la nostra visione, arrivano i dubbi ed iniziano gli errori.
Purtroppo nessun errore è privo di conseguenze e presto o tardi ci troviamo a dover affrontare situazioni laceranti che avremmo potuto evitare sin dall’inizio.
Ma non lo facciamo.
Nessuno ci educa nell’ascolto di noi stessi, nessuno ci educa al rispetto della nostra volontà, nessuno ci dice quanto è importante seguirla ed assumersene la responsabilità.

Sin dalla scuola sembra che sia il gregge il posto più sicuro dove vivere.
Si comprimono le diversità invece di farle germogliare e fiorire.
Si inocula la paura verso ciò che è sconosciuto, il pregiudizio (quando non la violenza) verso chi va contro corrente.
Crescendo si procede tronfi e orgogliosi nel recinto dei luoghi comuni senza provare mai l’ebrezza di spingersi all’avventura in mare aperto, anche quando la giornata è limpida ed il mare è una tavola.  Impariamo a temere l’orizzonte e ciò che rappresenta, finendo per negarci l’opportunità di sperimentarci.
Facciamo tutto noi, inutile additare responsabilità esterne.
Creatori o distruttori della nostra felicità.

Come ciliegina sulla torta arrivano i sensi di colpa.
Quando sentiamo il desiderio di cambiare strada, di percorrere un sentiero sconosciuto o vietato ci preoccupiamo del male che faremo a chi ci ama.
Desistendo.

Non dovremmo interrogarci sull’impatto che le nostre azioni avrebbero sugli altri quanto di quello che avrebbero su di noi e il nostro benessere non compiendole.
Se una nostra azione provoca sofferenza a qualcuno non è perché è sbagliata in sé, probabilmente è l’altra persona ad essere vittima delle sue paure.
È incapace di accettare il nostro percorso, perché quando è diventata parte del gregge ha rinunciato al coraggio di difendere le sue.
La presunta sofferenza degli altri è la naturale conseguenza delle loro scelte, quindi non è affar nostro.
Quando ci sediamo al ristorante della vita spesso crediamo che ci tocchi di pagare il conto anche per i commensali insieme a noi, per ciò che hanno ordinato e che poi non non hanno gradito. Non è così.
A noi tocca pagare ciò che abbiamo ordinato e nient’altro.
Nella vita – vissuta per bene – si fa alla romana: ognuno paga per sé.

Se proteggessimo la verità che abbiamo dentro non potremmo mai fare realmente nulla di male, soprattutto a noi stessi.

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From → questo penso io

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